I lavoratori di Livingston vogliono continuare a volare. Lo hanno ribadito più volte in questi giorni, lo ripetono
oggi, mercoledì 13 ottobre, davanti a Villa Recalcati, in attesa di incontrare il presidente della Provincia e il prefetto. La notizia della
cassa integrazione non basta per placare gli animi di chi
fino a poche settimana fa volava in giro per il mondo ed ora si trova a terra, costretta dai debiti di una compagnia che gli aerei li riempiva sistematicamente.
Si sono ritrovati in un centinaio con striscioni, manifesti e tanta voglia di non precipitare: hostess, piloti, assistenti di volo, personale di terra, tutti uniti per manifestare la volontà di non mollare. «Non ci basta la cassa integrazione, non è mai stato il nostro obiettivo – spiegano -. Abbiamo dimostrato la nostra voglia di operare, lavorando ove possibile, anche in condizioni precarie». Oltre ai circa 500 che usufruiranno della cassa integrazione
chi è in piazza a manifestare ricorda anche i circa 50 lavoratori che sono all’estero e non sono stati inseriti nel salvagente della cassa, oltre ai dipendenti dell’indotto, personale delle pulizie e del catering in forza ad altre aziende del territorio, che pagherà a caro prezzo l’ennesima debacle di una compagnia di casa nostra (Volare e Azzurra i due ultimi casi più eclatanti). «Se davvero si vuole difendere l’italianità del lavoro, non ci si può affidare solo alle compagnie che stanno colonizzando i due terminal di Malpensa. E bisogna pensare anche ai lavoratori dell’indotto»
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Lavoratori Livingston in Provincia 4 di 8
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