Rifiuti: il manuale per fare ancora meglio
Noi varesini siamo già molto bravi, possiamo esserlo anche di più. Per aumentare la quantità di raccolta differenziata ed essere più felici, ecco qualche semplice dritta in arrivo dagli esperti
Ammettetelo, anzi ammettiamolo: certe volte ci sono rifiuti che si buttano “nella pattumiera”, cioè nel sacco dell’indistinto, solo perchè non si sa dove devono andare. Non è un male assoluto, a volte fa meno danni che metterlo nel sacchetto sbagliato, però è un gran peccato.
Anche perchè con poche informazioni in più, e qualche dritta giusta, si può aumentare di molto la percentuale – già virtuosa: il presidente della Provincia ha elogiato, in occasione dell’anticipazione del report 2009 sui rifiuti, il comportamento dei suoi cittadini – di raccolta differenziata in provincia. Ma, per farlo, bisognava risolvere qualche questione “spinosa”. Abbiamo provato a risolverla per voi, chiedendo informazioni a Michele Giavini, esperto dell’osservatorio rifiuti della Provincia.
PUNTO PRIMO: IL MISTERO DEL TETRAPACK
Il tetrapack, quello speciale elemento con cui sono di solito imballati il latte e alcune verdure una volta inscatolate in latta, nella provincia di Varese vive due vite diverse: a Varese e in alcuni comuni limitrofi (fondamentalmente, sotto gestione di Aspem) il tetrapack va messo nel sacco giallo della plastica, nel resto della provincia va nel contenitore della carta.
«E’ una pura questione organizzativa delle società – spiega Gianini – Il destino finale del tetrapack è in ogni caso la cartiera: dove viene spappolato, e diviso dall’alluminio che lo compone».
IL “CASO” PLASTICA
La plastica è spesso una gran confusione, portatrice di leggende metropolitane, come: “nel sacco giallo si mette il pet, il pvc, bisogna leggere l’etichetta” e via così. Il punto di domanda più inquietante è dato dal fatto che nelle istruzioni dei comuni si nota l’assoluto divieto di mettere nel sacco della plastica i piatti i bicchieri e le stoviglie in plastica. Ma perchè? Sono fatti in una plastica speciale? No, non è questa la discriminante, ci spiegano.
«La plastica viene riciclata dal Conai, che è il consorzio creato dai produttori dell’imballaggio plastico per il suo riciclo. Quindi, al riciclaggio possono andare solo imballaggi».
Detto questo, il problema dovrebbe essere fondamentalmente risolto: «Quando si è di fronte a uno oggetto in plastica, ci si deve solo domandare: è un imballaggio? se la risposta è sì, va nel sacco giallo».
Il risultato è che vanno tranquillamente nel sacco vasetti di yogurt, carta domopack, cellophan, sacchetti in plastica di ogni genere, persino il polistirolo. Tutto questo, tranne piatti, bicchieri e posate in plastica: per quelli, purtroppo, c’è l’indistinto. E questo è un motivo in più per domandarsi se sia proprio il caso di usarli: dei piattti di carta, per esempio, avrebbero perlomeno una destinazione finale più certa.
Una questione a parte infine per la “carta” delle merendine: è chiaro che ormai quel termine è antico e non più corrispondente al vero. Di carta resta praticamente solo l’involucro zigrinato del plum cake, tutto il resto è plastica, e va nel sacco giallo.
COSA FACCIO DEGLI ALLUMINI
La raccolta dell’alluminio è legata, quasi dappertutto, con il vetro. Il quasi è importante perchè in alcuni comuni ci potrebbero essere delle lievi differenze, in questo caso come nella carta. Vale quindi la pena di dare un’occhiata per scrupolo, al manuale comunale: quello di Varese, per esempio, vuole che siano messi nel sacco giallo della plastica….
Comunque: lattine di bibita, carta stagnola usata, vaschette contenitrici metalliche, scatole dei fagioli o della salsa vanno tutto infilate nello stesso contenitore, di solito il vetro. Pentole di alluminio, come posateria di metallo, invece, non vanno in nessun sacco: vanno portate all’isola ecologica.
LE TAZZE DI CERAMICA NON SONO BOTTIGLIE DI VETRO!
E’ una piccola cosa, ma che non va fatta assolutamente, perchè è un errore grave, che compromette la raccolta: la ceramica non va in nessun modo mescolata con il vetro perchè ne impedisce la fusione. Metterla nel contenitore del vetro compromette le riciclabilità di tutto il rifiuto portato a fondere. Il fatto che entrambi, il vetro e la ceramica, facciano i cocci, non li rende materiali simili: attenzione quindi a non sbagliarsi. Anche la ceramica è un caso classico di indistinto. Se però si sta già andando all’isola ecologica, si può portarla lì e metterla tra gli inerti.
TUTTA LA CARTA E’ CARTA?
Qualche volta ci facciamo degli scrupoli di troppo, specie per gli scottex e cartoni unti della pizza: ma comprometteranno il riciclo della carta? Devo metterli nel contenitore apposito, anche se “sporcano” il resto? La risposta è “sì”. «Se nel cartone non sono rimasti interi pezzi di pizza, il trattamento in cartiera “sanerà” tutto, anche le parti oleose» ci spiegano. Quindi è ok, salvo indicazioni diverse del comune. Va ricordato però anche che la carta da cucina usata può anche essere messa nel secchio dell’umido, assimilandola agli alimenti. In questi casi, c’è una alternativa in più.
QUALCHE CONSIGLIO PER RENDERE “DIGERIBILE” L’UMIDO
Questa è una delle parti più spinose e in effetti è anche la sezione della raccolta differenziata che stenta maggiormente a decollare. Anche perchè, diciamocelo, troppi di noi si sono ritrovati in condizioni un po’ schifose o imbarazzanti: causate nella stragrande maggioranza dei casi dal liquido che l’umido rilascia. Ma ci sono accorgimenti che limitano di moltissimo, quando non l’azzerano del tutto questo problema: innanzitutto, usare dell’attrezzatura adatta.
Il non plus ultra è usare secchielli areati – cioè, letteralmente, bucherellati – insieme a sacchetti rigorosamente in mater bi, biodegradabili. I secchielli bucherellati non solo non sporcano affatto, come si potrebbe pensare, ma riducono la possibilità di formazione di quel liquido che poi fa tanti danni. L’uso del sacchetto biodegradabile e traspirante in Mater Bi fa tutto il resto (anche se chi scrive usa, per migliorare ulteriormente le “prestazioni” del suo umido, un vecchio metodo di una amica esperta: mettere quando si cucina e mentre si rigoverna tutti i rifiuti in un piatto, dove cominciano a seccare un po’, e buttarli nel secchio dell’umido per ultimi).
Purtroppo però, questa favolosa accoppiata di norma non fa parte della dotazione iniziale dei comuni: quasi tutti forniscono secchi chiusi (che è meglio perlomeno tenere aperti, se si vuole evitare liquido e cattivo odore) e molti consegnano addirittura sacchi non in mater bi, per risparmiare. Il risultato è che poi, però, i cittadini disposti a conferire l’umido sono sempre meno, perchè i risultati non sono affatto soddisfacenti…
Noi lanciamo il messaggio da qui: cari comuni, se volete aumentare la raccolta dell’umido provate a dare dotazioni “di buona qualità” ai vostri cittadini. Intanto ai lettori, se se la sentono, consigliamo caldamente di fare la prova acquistando in proprio l’attrezzatura. Non se ne pentiranno.
PROSSIMA TAPPA: MENO RIFIUTI DA SMALTIRE
L’aumento della percentuale della raccolta differenziata sul totale dei rifiuti è una gran bella notizia, che fa onore a tutti i cittadini varesini. Si sta andando nella strada giusta, dal punto di vista dell’ambiente. Il prossimo passo però, è quello di produrre meno rifiuti.
E anche qui, ci si può già lavorare. Proviamo col darvi qualche spunto.
Tutte le bottiglie di plastica che si possono evitare sono un vantaggio per la collettività e una noia in meno: la moda dell’acqua filtrata e del latte crudo preso in bottiglie riciclabili aiutano parecchio.
Comprare prodotti sfusi, anche nei supermercati dà il suo contributo: evita almeno qualche vaschetta di plastica.
Dall’anno prossimo, i sacchetti di plastica non biodegradabile non saranno più vendibili nei supermercati: cominciate da ora, a risparmiarli. E’ una cosa buona per l’ambiente e pure per il portafoglio.
Infine, la provincia ha da poco lanciato una campagna per l’uso dei pannolini di cotone, lavabili: dopo la prima diffidenza iniziale, sempre di più hanno aderito. «Il motivo? il fatto che si risparmia 1000 euro conta molto, considerato che si risparmia una tonnellata di rifiuti ad ogni bimbo – spiega l’esperto – E poi poiché adesso si usa mettere un velo che rimuove la cacca dei bambini, quel che resta non è altro che una macchinata di cotone bianco da lavare. Mia moglie l’ha fatto, e ci siamo trovati bene».
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