Con “Virginia” va in scena il dramma dell’arresto

L'atto unico teatrale scritto dal gip Giuseppe Battarino sarà rappresentato al Teatro Santuccio sabato 20 novembre. «È la spettacolarizzazione di una delle fasi di cui si parla sempre ma che nessuno vede»

al teatro  santuccio andrà in scena Virginia atto unico scritto da Giuseppe BattarinoChe cosa succede nella mente e nel cuore di un giudice durante l’udienza di convalida di un arresto e quali sentimenti si scatenano nell’animo di un arrestato, non ci è dato di sapere. La fragilità umana di fronte alla forza schiacciante dell’istituzione non traspare quasi mai dalle cronache. Men che meno dal cascame giornalistico di Avetrana.
Giuseppe Battarino, giudice per le indagini preliminari, ha provato a descrivere questo contrasto di sentimenti in un atto unico teatrale dal titolo “Virginia”, che sarà rappresentato per la prima volta sul palcoscenico del Teatrino Santuccio sabato 20 novembre. «È la spettacolarizzazione di una delle fasi di cui si parla sempre ma che nessuno vede – spiega il magistrato -. L’arrestato, il suo avvocato e il giudice sono nella stessa stanza dove si decide della libertà di una persona. È come se avessimo davanti un cocomero.Tutti parlano della buccia, nessuno della polpa. Ciò che è difficile comunicare in maniera non banale è che, quando si parla di delitto e di persona, esistono dei drammi».
L’idea di scrivere un testo teatrale, in collaborazione con Maria Dolores Fusetti, è nata durante una conferenza, tenuta dallo stesso Battarino, sul tema della legalità. La storia è di ordinaria quotidianità: una ragazza (Virginia) viene arrestata per detenzione di droga e di armi. Quanto basta perché una forza più grande di lei la porti via dalla sua casa per metterla in un luogo sconosciuto. Non importa se la vicenda di Virginia sia ispirata a un fatto reale o invece sia il prodotto della fantasia. Ciò che conta è la sua capacità di rappresentare universalmente il dramma personale di chi vive la privazione della libertà e di chi ne è la causa. C’è un passaggio del testo in cui il giudice, interpretato da Alessandro Bastasi, dice: «La differenza tra il vivere in un paese civile e sparire in un campo di concentramento o in un Garage Olimpo (era il nome dei centri dove venivano torturati gli oppositori alla dittatura dei militari argentini, ndr) la faccio io». Non è un’esagerazione, perché quei luoghi così lontani dalla civiltà sono stati raggiunti quando la giustizia è stata smarrita tra le righe della legge e quando il "giudice" ha dimenticato che davanti a sé aveva un essere umano. Il male e il bene possono essere banali e la loro banalità in alcuni casi dipende anche dal lavoro di un uomo che si fa istituzione.
Giudicare è un compito difficilissimo, come dimostra la lettura in scena dell’ordinanza di convalida dell’arresto della ragazza. Leggi, commi, frammenti di interrogatorio vengono letteralmente sbattuti in faccia allo spettatore, che non può far altro che subirli. E’ forse questo il passaggio più discutibile del testo teatrale. Ma forse è necessario per far capire la distanza che esiste tra cio’ che è atto burocratico, freddo e ripetitivo nelle sue forme, e cio’ che è sentimento umano, cangiante e fragile nella sua unicità.
«Il mio lavoro – dice il regista Luciano Sartirana – è stato molto facilitato dal fatto che il testo era già essenziale, pronto per il palco, senza bisogno di grandi cambiamenti o tagli. Questo mi ha permesso di concentrare l’attenzione sulla scena nel suo complesso».
Un giudice scrive. Un vero avvocato, Maria Francesca Guardamagna, interpreta la parte del difensore. Questa strana miscela che sovrappone realtà e messinscena è funzionale al risultato, perché non si tratta solo di rappresentare il gioco delle parti, ma di entrare il più possibile nella dimensione del dramma vissuto da ciascuno dei personaggi: i dubbi del giudice, il peso delle responsabilità per chi è chiamato a difendere, lo smarrimento e la paura dell’arrestata.  
«Non è stato semplice interpretare una persona che si trova in un meccanismo più grande di lei – conclude Alessandra Fiori, l’attrice che interpreta il ruolo di Virginia con grande energia-. E d’altronde io non ho mai vissuto una situazione del genere. Grazie al testo, però, ho sentito su di me tutta la forza e al tempo stesso la fragilità di una donna che deve affrontare una situazione così dolorosa».

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 novembre 2010
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