La fiaba è roba per adulti. Parola di Morgione

Presentato a Palazzo Estense il nuovo libro di Gaspare Morgione "C'è questa volta" (Arte Stampa). «Scrivo fiabe per divertirmi, per quel bambino che c'è in me»

Se è vero, come sostengono il giornalista Gaspare Morgione e l’assessore Patrizia Tomassini, che le fiabe servono più ai grandi che ai piccoli, le persone intervenute a Palazzo Estense per la presentazione del nuovo libro di Morgione "C’è questa Volta” (fiabe di oggi e di domani per i “ragazzi di oggi e di ieri) ne sono uscite umanamente più arricchite, con qualche dubbio in più nella testa e qualche certezza in meno nella vita. Quella di Morgione e dei relatori, tra cui il professor Giuseppe Armocida, Italo Belli, presidente di “Varese è con te”, e Pierfausto Vedani, collega e amico fraterno dell’autore, è stata un’efficace lezione sul valore della parola e sui significati che essa assume nell’esistenza delle persone. Poiché ci si trovava nella dimora del Duca D’Este, Armocida ha ricordato che il nobile, dopo una vita da guerriero, era venuto a Varese per vivere la sua fiaba: «Vivere in un palazzo per educare la città». Probabilmente Morgione non aspira al titolo nobiliare, ma le sue fiabe potrebbero avere, perché no, la stessa missione del duca. 
Il nome di Morgione viene accostato a quello di Gianni Rodari. «“C’era due volte il barone Lamberto” è un libro che continuo a rileggere. E Morgione con le sue "virgole maiuscole" o le "albicocche quadrate" ci avvicina a Rodari. Ci sono delle prove di identità in quello che scrivi» dice Armocida rivolgendosi all’autore.
Il narrare, dunque, parla di noi, della nostra storia e lo fa attingendo dalla nostra cultura. Ecco perché le fiabe cambiano a ogni latitudine e il loro contenuto ha un portato diverso e soprattutto effetti diversi a seconda della loro provenienza. «Ad esempio, pensate a "Gianburrasca" – continua Armocida-. Alle sue marachelle segue sempre una piccola penitenza e poi l’assoluzione. Avete presente invece "Pierino porcospino" (Struwwelpeter è il nome di un libro illustrato per bambini di Heinrich Hoffmann, ndr), la fiaba con cui si educano i bambini tedeschi? Le conseguenze, se sbagli, sono terribili. Ti tagliano un orecchio. Insomma, è un mondo rigido. Meno male che noi sappiamo disubbidire».
Nella vita l’amicizia è un grande valore. E Morgione può essere soddisfatto di avere un amico come Pierfausto Vedani, per molti anni insieme a costruire le pagine della “Prealpina”. Fianco a fianco, ogni giorno. Morgione, schivo e riservato. Vedani, esuberante e mattacchione. Un’alchimia perfetta per un’amicizia che dura da oltre 50 anni. «Io e Gaspare – racconta  Vedani – abbiamo vissuto più tempo insieme che con le nostre mogli. Insomma, abbiamo rischiato di sposarci». La battuta fa sorridere l’amico. «In Morgione però c’è una cosa spettacolare: la sua umanità». Quella stessa umanità che hanno apprezzato i bambini. Sì, perché Morgione prima di dare alle stampe le sue fiabe, le fa leggere agli alunni delle scuole elementari. Poco tempo fa un bambino di Legnano lo ha chiamato per avere notizie di un suo personaggio, “Parlanò”.
«Io scrivo per divertirmi – conclude Morgione – scrivo per quel bambino che c’è in me. Non ho una scaletta, sono al seguito della parola e vado fino a dove mi conduce. Sono un moscerino al confronto di Rodari e di lui conservo la più bella definizione di fiaba». Estrae un biglietto dalla tasca, piegato con cura, e legge: «La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi e ci può fornire delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove». Forse è per questo motivo che le fiabe per bambini non esistono. «Le fiabe sono tutte per gli adulti». Parola di Morgione.

 

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Pubblicato il 14 Novembre 2010
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