Omicidio Sporchia, parlano le difese

Il legale di Daniela Craici: «Il "fine pena mai" non lascia prospettive ad una donna di 43 anni». Per Cristian Palatella contestata la premeditazione mentre la difesa di Luca Modena lo descrive come un senza tetto e senza famiglia

«L’ergastolo toglierebbe a Daniela la possibilità di pensare ad una vita dopo il carcere. Credo che 30 anni sia la pena più giusta». Queste le parole utilizzate da Massimo Donetti, legale di Daniela Craici (a sin. nella foto insieme al figlio Cristian), nell’arringa finale del processo per l’omicidio di Pino Sporchia e il tentato omicidio della moglie Bambina Berra avvenuto nella villetta di via Novara a Borsano la sera del 27 settembre 2009. Per Donetti, che nulla ha eccepito sulla premeditazione, non è rimasto altro che appellarsi alla clemenza dei giudici per la donna sulla quale pende la richiesta di ergastolo da parte del pm Silvia Isidori.

Donetti, inoltre, è il legale del figlio di Daniela, Christian Palatella autore materiale dei colpi mortali nei confronti del povero Pino per il quale l’accusa aveva chiesto 20 anni di reclusione: «Per Christian ho chiesto di escludere la premeditazione – dichiara Donetti a margine dell’udienza a porte chiuse – ho dimostrato come in più occasioni avesse tentato di dissuadere sua madre dai suoi intenti omicidi e ho cercato di far capire al giudice che lui, quella sera, era convinto che la madre non volesse compiere l’omicidio ma solo un pestaggio. Altrimenti non si spiegherebbe perchè, quando è entrato in casa, avrebbe colpito lo Sporchia con un bastone e non direttamente con l’ascia». Donetti ha puntato anche sul fatto che il giovane fosse sotto effetto di stupefacenti e animato dal dolore che provava per la madre che «non era ben vista in quella casa, anzi continuamente ostacolata nella sua relazione con il figlio degli Sporchia, Daniele».

Il difensore di Luca Modena (foto a destra), Francesca Cramis, ha puntato la sua arringa finale sul passato disastrato di Luca «che aveva scambiato l’amico Cristian e la di lui madre per la propria famiglia – ha detto la Cramis – frutto di una madre naturale che lo ha abbandonato in tenera età e un padre senza lavoro che viveva con la pensione della madre. Modena non ha nemmeno una vera e propria casa tanto che dormiva sempre da Cristian. Proprio Cristian è stata la sua rovina in quanto lo ha portato a commettere reati che prima non si era mai sognato di fare». Ora la parola passerà nuovamente all’accusa il prossimo 16 dicembre per poi finire definitivamente al giudice per l’udienza preliminare Alessandro Chionna per le sentenze.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 novembre 2010
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