Rotonda, quanto mi costi
Anche Busto a 5 Stelle punta il dito sui prezzi: ma quelli per la rotonda che sorgerà in via dei Sassi appaiono in linea con quanto si vede negli ultimi anni
La rotonda nuova ha i suoi bravi costi, e Busto a 5 stelle punta il dito con il suo strumento tipico: la Rete, in questo caso facebook e il blog. A finire nel mirino del movimento "grillino", che sta muovendo i primi passi di una campagna elettorale in solitaria nel tentativo – difficile – di entrare in consiglio comunale, è la prevista (e sospirata) rotonda di via dei Sassi sul Sempione, a poca distanza dall’ospedale. Il bando di gara è stato fatto da Agesp Servizi srl, la "tuttofare" del Comune: la segnalazione di Ivan Catalano si appunta sul costo previsto di ben 357.359,07 euro, di cui 344.142,29 per i lavori, dunque soggetti a ribasso in fase d’asta, e 13.216,80 in oneri per l’attuazione dei piani di sicurezza (non soggetti a ribasso). Come sempre a vincere sarà l’offerta più bassa; ma è previsto un bonus di 500 € quotidiani per ogni giorno risparmiato sulla tabella di marcia da chi realizzerà l’opera.
Va detto che il costo non contempla la sola rotonda, ma tutti gli interventi accessori e aggiuntivi, illuminazione (insufficiente anche in questo incrocio, oggi luogo altamente a rischio di incidenti), canalizzazione acque, verde, pista ciclopedonale e marciapiedi. Gli interventi, si legge sul bando, dovranno essere "pronti, tempestivi e urgenti". Se sulla tempestività si è in ritardo di anni rispetto alla necessità obiettiva, Agesp Servizi mostra tutta l’intenzione di far eseguire i lavori alla svelta laddove intima all’impresa esecutrice, "dietro specifica richiesta della Direzione lavori", di eseguire le opere "anche al di fuori del normale orario di lavoro e sino almeno alle ore 22.00", "anche nei giorni festivi e nel mese di Agosto senza che l’impresa possa sollevare alcuna obiezione". Solerzia e decisionismo, ma con la frusta, c’è anche lo zuccherino: poco oltre si precisa che "nel caso" (potenzialmente obbligatorio, come si è visto, se così deciderà la direzione lavori) "di lavorazione oltre il normale orario di lavoro e nei giorni festivi, sarà riconosciuta all’impresa una maggiorazione dei prezzi di elenco pari al 20% di quanto offerto in sede di gara".
Alla cittadinanza, in definitiva, interessa che i lavori siano svolti bene e alla svelta: sarebbe già qualcosa in una città che non ne ha visti moltissimi, complici i noti e famigerati vincoli di bilancio del patto di stabilità che "blindano" la casse proprio di chi in passato era stato più oculato nello spendere (una vera beffa). Andare però a dare un’occhiata vicino ai costi reali delle opere pubbliche, comparandoli alle cifre di mercato – in questo caso, l’equivalente di un paio di appartamenti di buona qualità e ampia metratura – è sempre un esercizio utile. Per dare un’idea, la doppia rotonda "a fagiolo" del piazale Kennedy sul viale Boccaccio, opera anch’essa lungamente attesa e rivelatasi effettivamente utile, è costata alla fine circa 375mila euro contro i 500mila inizialmente pianificati; a Cassano Magnago un altro snodo con interventi complessoi come quello di via IV Novembre-Aldo Moro è stato valutato sul mezzo milione; tornando a Busto, il sistema di rotatorie di piazzale Crespi al Comune è costato 289mila euro, come emerso a suo tempo da un’interrogazione in consiglio comunale, quando la valutazione iniziale sfiorava a sua volta il mezzo milione, ma per metà il finanziamento era di provenienza regionale. Erano tre casi più complessi di quello di via dei Sassi, va detto. Questi sono i prezzi delle opere pubbliche, "ai tempi del colera" per le casse comunali ridotte ad aggrapparsi ad oneri di urbanizzazione (in calo), multe (in ascesa), recupero crediti più o meno "evasi" (vedi Tarsu). Ai "grillini", in questo caso a Catalano, non resta dunque che andare a sindacare sui numeri e pubblicizzarli tra i potenziali elettori, facendo presente che gli euro non sono noccioline, e "allenandosi" al ruolo di consiglieri comunali di minoranza cui mirano. Sperando di poter passare dallo strumento "virtuale" per l’analisi e la comunicazione, a quello reale di un voto da pesare in assemblea. Traducendo la cosiddetta "antipolitica" in politica.
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