“Malpensa, scioperi e raccolte di firme non servono a niente”
Milena Melato, coordinatrice del PdL cardanese, critica la posizione dei comitati e del Pd: "Hanno scoperto che l'aeroporto inquina. Quando c'era Prodi non inquinava?"
Il PdL di Cardano al Campo interviene sul tema caldo dell’inquinamento dell’aeroporto. «Il futuro del nostro territorio passa necessariamente dalla crescita e dallo sviluppo di Malpensa» spiega la coordinatrice cardanese Milena Melato. Che critica anche l’idea dello scontro con l’aeroporto e del No alla terza pista e bolla come «ambientalista» la posizione del Pd, che pure ha mostrato una linea prudente, con posizione diverse anche sul territorio.
Gli aerei inquinano, il PD ha scoperto l’acqua calda. Ma fino a ieri vivevano sulle nuvole? Dopo la roboante presentazione dei dati dello studio sull’inquinamento dell’aria del Comune di Casorate Sempione, scopriamo che la linea politica scelta dall’amministrazione comunale del PD sul tema Malpensa, appoggiata in questo dallo “stato maggiore” del partito che era presente in forze al consiglio comunale aperto di lunedì sera, è quella di rivolgersi alla magistratura a colpi di denunce penali e civili e richieste di risarcimento danni. La colpa grave dell’aeroporto sarebbe quella di produrre inquinamento. Chi l’avrebbe mai detto che il kerosene degli aerei produca inquinamento? Una sconvolgente presa di posizione, che fa sorgere spontanea una domanda: ma quando al governo c’erano il premier Romano Prodi e un ministro dei trasporti espresso dal Partito dei Comunisti Italiani, con Malpensa che, prima del de-hubbing di Alitalia, era al picco massimo della sua espansione in termini di numero di voli e di passeggeri, l’aria attorno all’aeroporto era salubre? Gli aerei forse emettevano profumi di campo fiorito invece che idrocarburi cancerogeni? E allora perché i signori del Partito Democratico non hanno chiesto ai loro ministri e governanti di fare qualcosa per bloccare le presunte irregolarità e illegalità su cui si fondava lo sviluppo dell’aeroporto e per fermare l’inquinamento ambientale e acustico, allora ben più significativo in proporzione ad un maggiore traffico aereo?
E’ più di un’impressione quella che dietro agli studi scientifici, pur validi e da tenere in debita considerazione, si nasconda la solita becera strumentalizzazione politica. Fino a ieri, quando Malpensa perdeva terreno a causa dell’abbandono di Alitalia, tutti a testa bassa ad accusare la Lega e il PDL di non aver accettato l’accordo con Air France che avrebbe, secondo loro, salvaguardato una maggior presenza di Alitalia a Malpensa (sarebbero stati più voli e, di conseguenza, più inquinamento e più idrocarburi cancerogeni sulla popolazione dei Comuni attorno al sedime…) e quindi di aver svenduto l’aeroporto e con esso lo sviluppo del territorio. Oggi, cambiata la strategia politica, il PD per rianimarsi e riacquistare i consensi perduti, riprende in mano una battaglia ambientalista “senza se e senza ma” che rischia di mandare all’aria le prospettive di rinascita di un aeroporto che dopo l’abbandono di Alitalia è stato drasticamente ridimensionato, con tutte le conseguenze e i disastri occupazionali che ancora oggi (da ultimo i casi Livingston e Meridiana Fly) sono sotto i nostri occhi.
La realtà è che purtroppo si vuole gettare fumo negli occhi dei cittadini assumendo una posizione “forte” che non tiene conto delle realistiche necessità del territorio, che ha bisogno dello sviluppo di Malpensa per tornare a crescere. Scioperi della fame, raccolte di firme contro la terza pista, adesso persino denunce penali. Sono un film già visto, con esiti disastrosi, alla fine degli anni ’90, quando il fronte dei sindaci “democratici” provò a mettere i bastoni tra le ruote dell’allora neonato aeroporto di Malpensa 2000 che pure era stato ultimato, inaugurato e varato (pur con la grave dimenticanza di infrastrutture di collegamento in gran parte inesistenti) sotto i governi di centrosinistra Prodi e D’Alema. Già allora quel modo di agire “donchisciottesco” non portò a nulla, se non ad esasperare il conflitto tra l’aeroporto e il territorio incrinando quel necessario rapporto di collaborazione che solo in anni recenti, grazie all’avvento di sindaci di centrodestra in alcuni dei Comuni più importanti del CUV, si sta faticosamente ricostruendo. Anche oggi per affrontare il problema Malpensa sarebbe sbagliatissimo intraprendere la scorciatoia giudiziaria, che pure a sinistra riscontra sempre grande popolarità: serve la politica, solo con un’interlocuzione forte e univoca del territorio si può raggiungere l’obiettivo della mediazione tra il necessario sviluppo dell’aeroporto e la salvaguardia della salute dei cittadini e dell’ambiente dell’area attorno a Malpensa. Lo sforzo va fatto mettendo da parte la demagogia e le ideologie di partito e impegnandosi, come stanno facendo i nostri consiglieri regionali del PDL Rienzo Azzi e Giorgio Puricelli, ad individuare le soluzioni migliori ai problemi attraverso il dialogo e il coinvolgimento del territorio. Ma dobbiamo essere innanzitutto consapevoli che il futuro del nostro territorio, soprattutto in un momento di crisi economica e occupazionale ancora per certi versi drammatico, passa necessariamente per lo sviluppo e la crescita di Malpensa. Una crescita che può essere armonica e rispettosa del territorio ma che non può essere ostacolata nel nome di interessi particolari o, ancor peggio, di partito.
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