L’assistente sociale infedele ammette il peculato
La donna ha respinto le altre accuse e ha spiegato che i soldi sottratti al Comune per pagare la retta della casa di cura le servivano per risolvere questioni familiari e che voleva restituirli vendendo la sua casa
Sall Mame Yacine, l’assistente sociale del comune di Solbiate Olona arrestata una settimana fa, ha ammesso le sue responsabilità. La donna è accusata di peculato dalla Procura di Busto Arsizio per aver fatto sistematicamente sparire i soldi che il comune versava ad una casa di cura per una cittadina solbiatese disabile per un totale di circa 50 mila euro in circa un anno e mezzo. «Yacine ha raccontato di averlo fatto per risolvere una questione economica familiare – ha detto il suo legale Mimmo Margariti – ma aveva intenzione di ripianare il buco creato con la vendita di una casa ma la vicenda le è sfuggita di mano».
Nell’interrogatorio davanti al giudice per le indagini preliminari e al pubblico ministero Ersilio Capone la donna ha ammesso di aver sottratto i soldi destinati alla cura della disabile assistita dal comune presso il quale era impiegata ma ha respinto tutte le altre accuse (truffa e circonvenzione di incapace). Secondo il suo difensore la donna era animata da intenzioni, comunque, altruistiche e l’obiettivo non era quello di intascarsi i soldi: «Lei non ha trattenuto un centesimo – ha ribadito il legale – e aveva tutte le intenzioni di ripianare il buco creato. Purtroppo ha commesso un reato per fare questo ed è pronta a pagare il suo debito con la giustizia, rifondendo il denaro sottratto».
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