Uniti nelle differenze
Giovanni Fadella, Claudio Rosso e Roberta Piastri raccontano la storia dell’unità del nostro Paese per le celebrazioni dei 150 anni dell’unità
L’unità d’Italia è un argomento troppo «dimenticato dal nostro territorio» e per questo l’associazione “Varese per l’Italia 26 maggio 1859” ha organizzato una conferenza per discutere dei 150 anni dell’unità. Ne hanno parlato alla Coop di Varese Claudio Rosso, docente di metodologia della ricerca storica e Roberta Piastri, ricercatrice di filosofia. L’analisi del professor Rosso, basata sui suoi più recenti studi, guarda l’unità del nostro Paese sotto un’ottica storico-geografica. «L’Italia – ha detto il professore – è un’entità che si è evoluta nel tempo» i cui confini «anche all’interno delle stesse regioni non sono mai stati costanti». In questo modo si sono «unite, divise e poi unite ancora città e zone molto diverse tra loro» e quindi il nostro paese risulta oggi formato da luoghi che hanno caratteristiche molto diverse tra loro. E’ stato l’agire di «fenomeni coercitivamente unificatori» dalla leva militare fino alla scuola a formare quella «cultura unitaria sulla quale oggi si fondano le radici del nostro paese».La parola è passata poi a Roberta Piastri che ha illustrato il suo lavoro – durato ben 5 anni – per
tradurre dal’opera “de redenzioni italica” di Giovanni Faldella. Con questo lavoro (9 libri di 24 capitoli ognuno) Faldella ha «ripercorso il risorgimento italiano partendo dal congresso di Vienna fino alla breccia di Porta Pia» .L’intento originario era quello di arrivare fino alla prima guerra mondiale, considerata come la “quarta guerra d’indipendenza” ma la sua morte non gli ha permesso di farlo. Il lavoro è stato scritto in “latinorum” per diversi motivi come quello di «usare una lingua nobile e internazionale» e aveva anche un fine scolastico in quanto «se gli studenti avessero studiato l’opera,
tradurre dal’opera “de redenzioni italica” di Giovanni Faldella. Con questo lavoro (9 libri di 24 capitoli ognuno) Faldella ha «ripercorso il risorgimento italiano partendo dal congresso di Vienna fino alla breccia di Porta Pia» .L’intento originario era quello di arrivare fino alla prima guerra mondiale, considerata come la “quarta guerra d’indipendenza” ma la sua morte non gli ha permesso di farlo. Il lavoro è stato scritto in “latinorum” per diversi motivi come quello di «usare una lingua nobile e internazionale» e aveva anche un fine scolastico in quanto «se gli studenti avessero studiato l’opera,avrebbero imparato contemporaneamente latino e storia». Ma l’opera non è mai stata pubblicata «forse perchè non vista di buon occhio dal fascismo». Varese in questo contesto risorgimentale si è posta sempre in prima fila essendo, tra le altre cose «la prima città in assoluto ad innalzare il tricolore e l’unica in cui tutti i cittadini hanno esultato al passaggio di Garibaldi». A 150 anni da quel lontano 17 marzo, però il rischio di un «eccessivo relativismo che permette di dire tutto e il contrario di tutto sull’unità porta rischi enormi». Forse però il risorgimento ha fatto più di quanto si creda perchè «alla
fine -ha concluso il professor Rosso – ci sentiamo tutti Italiani».
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