Saronno diventa la “città dei 30 all’ora”. Per sempre
Nelle prossime settimane sarà attivo il progetto dell’amministrazione per i futuri cinque anni: limite di velocità su quasi tutto il territorio “per maggiore sicurezza e ridurre il rumore”
Doveva essere sperimentale, provvisorio, ma diventerà definitivo. A Saronno non si potrà andare a più di 30 chilometri orari su gran parte del territorio, quasi sul 70 per cento delle strade della città. Il progetto, che lo stesso assessore Giuseppe Campilongo definisce «naturale evoluzione della sperimentazione», è stato presentato giovedì sera alla commissione ambiente e territorio che si è svolta in municipio. Contrari tutti i partiti della minoranza, Lega Nord, Popolo delle Libertà e Unione Italiana. Non si sa ancora quando sarà attivo il progetto, ma si parla di settimane, non di mesi: «Stiamo solo aspettando di sistemare tutta la segnaletica stradale». E sarà valido per cinque anni.
Nel dettagli
o saranno escluse del limite di velocità strade ad alta percorrenza, come via Miola, via Larga o via MIlano, e tutta la zona industriale. «Ne saranno interessate tutte le zone residenziali che hanno una forte integrazione con bicicletta e pedoni – continua l’assessore -. È chiaro che si tratta anche di una scelta politica, manon facciamo altro che rispondere ai bisogni dei cittadini: in questi mesi, sono molti che ci hanno detto come vi fosse meno rumore in città, che si sentivano più sicuri ad andare a piedi o in bicicletta».
Il primo commento nettamente negativo arriva dall’ex sindaco Pierluigi Gilli, oggi consigliere di Unione Italiana: «Entriamo nella Storia, con la S maiuscola, grazie a questo illuminato e geniale provvedimento, l’unico caratterizzante i provvedimenti dei nostri provvisori reggitori – ironizza Gilli -. Una prova di oscura sfiducia nel buon senso dei cittadini, evidentemente considerati, con pessimismo luterano, tutti potenziali corridori di formula uno, dediti a rincorrersi nelle strade urbane. Le centinaia di firme raccolte contro tale politica, i gruppi spontanei di cittadini, le articolate e puntuali proposte alternative non sono servite a nulla».
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