“Youtube è più forte di ogni carro armato”
Parola di Loretta Napoleoni, economista di fama internazionale, invitata dalla Fondazione Città Futura e dal dipartimento di economia dell’Università dell’Insubria per discutere delle rivolte del nord Africa
Le rivoluzioni non si fanno più a colpi di ghigliottina ma con i video di Youtube. Parola di Loretta Napoleoni, economista di fama internazionale, invitata dalla Fondazione Città Futura e dal dipartimento di economia dell’Università dell’Insubria per discutere delle rivolte del nord Africa e del Medio Oriente.
Un convegno che è stato un’occasione unica per guardare con gli occhi di un’economista “non convenzionale” come Napoleoni un fenomeno molto complesso e riposto nel cassetto dall’opinione pubblica e dai media nazionali. Con lei, a discutere sul tema, anche Gioacchino Garofoli, professore di economia all’università insubria e il caporedattore del quotidiano Linkiesta Jacopo Barigazzi.
Tanti gli aspetti del fenomeno toccati dai tre relatori durante l’incontro e, come sempre, originale e fuori dagli schemi il punto di vista dell’economista romana.
«Non si è trattato di rivoluzione ma di rivolte – ha spiegato Loretta Napoleoni -, tuttavia non è detto che non lo diventino se le popolazioni e i giovani che si sono rivoltati saranno in grado di creare nuovi e originali formule di governo». Quella iniziata con le rivolte nord africane, secondo Napoleoni, «è l’inizio di una nuova era, la nascita di un nuovo modello che prima non esisteva». Il riferimento in particolare è rispetto ai mezzi usati per scatenare la protesta, «la realtà – dice l’economista – è che i giovani africani hanno dimostrato quanto Youtube sia più forte di ogni carro armato: la forza e la dirompenza delle
immagini caricate nel web hanno saputo suscitare e diffondere il sentimento di rivolta nel paese e attirare l’attenzione di tutto il mondo». Non a caso, ha proseguito Napoleoni, «il modello di questa movimento è stato importato anche nei paesi occidentali, esattamente come è successo in Spagna con il movimento degli “indignados” che hanno creato una sorta di “comune” nelle piazze di numerose città». Infine, ha avvertito Napoleoni, «non è da escludere la diffusione di un simile moto di protesta anche in Italia. I giovani nord africani si sono ribellati perché avevano capito che il loro paese non aveva lasciato loro alcuna prospettiva di futuro. Le prospettiva qua non sembrano essere da meno».
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