La crisi erode la classe media, meno bimbi a mensa
L'amministrazione è impegnata in un'opera di assestamento del bilancio per non sforare il patto di stabilità ma è difficile chiedere sacrifici ai cittadini che, spesso, non mandano nemmeno i figli a mensa. Previsto un aumento delle rette
Asili nido e scuole materne: fiori all’occhiello del Comune di Busto Arsizio ma nel mirino del bilancio comunale. L’assessore alla scuola Claudio Fantinati ha prospettato in commissione bilancio la possibilità che le rette possano aumentare almeno del 5% per stringere la forbice che distanzia i costi dai ricavi. La crisi sta colpendo duramente le famiglie bustocche ma anche le casse comunali, sempre più in difficoltà di fronte al taglio dei trasferimenti. In commissione lo stesso assessore alla partita Laura Mira Bonomi ha annunciato di voler seguire un percorso condiviso per quanto possibile anche con le opposizioni per ragionare sui possibili interventi nel settore scuola a partire dalle rette fino alle mense.
La stessa consigliera del Pd Erica D’Adda, oltre a raccogliere l’invito, ha sottolineato come risulti sempre più erosa la percentuale di popolazione inquadrabile nella classe media: «Dalle dichiarazioni Isee vediamo che a Busto il 51% delle famiglie è nella fascia più alta di reddito mentre il 25% è in quella più bassa. Il rimanente 24% si può considerare classe media». Se da un lato questi dati confermano che Busto è ancora una città piuttosto ricca dall’altro confermano che aumenta la fascia di povertà a discapito di quella media. Si allontana anche l’ipotesi di costruire un centro cottura per tutte le scuole in quanto bisognerà rivalutarne la convenienza.
A fronte di questo c’è un costo sempre maggiore da coprire da parte del comune per i servizi erogati (+60% in 5 anni), a partire proprio dalle mense dove, tra l’altro, si registra un netto calo di bambini: «Sono sempre di più le famiglie che preparano il pranzo al sacco per i loro figli» – ha detto l’assessore Fantinati. Per questo si sta pensando ad una rimodulazione delle classi isee, aumentandole, per cercare di far pagare ad ognuno il giusto con l’obiettivo di aumentare i ricavi.
Se da un lato l’assessore Mira Bonomi sta concertando il da farsi con le minoranze dall’altro sta eseguendo operazioni dolorose ma necessarie come lo svuotamento del fondo famiglia-lavoro, dotato di 200 mila euro ma che pare non aver avuto grande successo, e il blocco dei pagamenti dei fornitori alla quota di 1 milione e 78 mila euro, soglia oltre la quale non si intende andare per non sforare il patto di stabilità.
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