L’omelia di don Maffi per i coniugi Deligios

Il testo integrale della predicate recitata durante la cerimonia funebre della coppia vittima di un incidente stradale

1.      Affermiamo con intensità una fraterna e forte partecipazione al dolore grande e improvviso di Anna, Antonella e Gavina, dei nipoti, dei familiari. Nella vita hanno apprezzato tanto la presenza della mamma e del papà; hanno assaporato la chiarezza dei loro intenti, la sapienza del loro consiglio, l’affetto; hanno gioito. Ora ne sentono fortemente il vuoto.

Vogliamo essere accanto a loro per assicurare la nostra fraternità, per dare un po’ di sollievo al loro dolore, per pregare, da credenti, il Signore Dio per la pace dei genitori.

 

2.      Di fronte ad un lutto così grande, sentiamo che le nostre riflessioni e le nostre parole di conforto possono risuonare come parole oneste e vere, ma che non hanno in sé la forza della convinzione; al più hanno la possibilità di favorire il ritorno all’essenziale, all’armonia con se stessi.

Può, in questa circostanza, servirci il passaggio del Salmo della celebrazione eucaristica del primo giorno del nuovo anno: «Dio ci benedica con la luce del suo volto».

Commentando questo versetto il nostro Arcivescovo si poneva questa domanda: “ma se il tempo che passa porta con sé il rumore della morte, che a volte si avvicina improvvisa e violenta, come può essere tempo benedetto?„.

Facciamo fatica a coniugare risposte che ci diano pace, maturate dalla nostra umanità. Forse la risposta sta in un altro brano del salmista: «Il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto»; è questo l’esito della nostra esistenza: “chi vive e crede in me non morrà in eterno„.

Questa vuol essere la nostra invocazione; fino a quando dal nostro cuore di credenti non riesce a sgorgare questa preghiera, pur faticosa, per il giusto nostro attaccamento alla vita, forse non riusciamo ad essere del tutto pacificati nella nostra maturità umana.

Invocare Dio nel quotidiano, anche e forse soprattutto nei momenti di più grande dolore,  è la primaria condizione per la nostra pace interiore. Ed è questa pace che può portare ciascuno di noi alla possibilità di essere edificatori di riflessioni mature e buone, persone in grado di donare, con la vita, parole di consolazione e di fraternità.

 

3.      È in questo ambito allora che accogliamo due inviti fondamentali della Parola di Dio che abbiamo ascoltato:

·         “abbiate in voi gli stessi sentimenti di Gesù. … rivestitevi dunque di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di grandezza d’animo …; sopra tutte queste cose rivestitevi di carità„: un’esistenza, quella di Gavina e Antonio, spesa con questi sentimenti ben presenti nella loro esistenza; forse non appariscenti, ma luminosi

·         “poi disse al discepolo: “ecco tua madre„; da quel momento il discepolo la prese nella sua casa„; dalla sofferenza della croce Maria passa all’impegno di essere accanto a Pietro e agli apostoli perché potesse crescere la prima comunità cristiana.

Sono le parole e i sentimenti che Antonio e Gavina hanno cercato di vivere nella loro esistenza e di consegnare alle figlie, alle persone cui volevano bene: una vita contraddistinta dalla mitezza e dalla discrezione; un’esistenza segnata dall’attenzione a coloro che avevano vicino.

 

4.      Potrebbe essere allora questa l’ultima preghiera terrena di Gavina e Antonio:

«Abbiamo creduto che un giorno, il tuo giorno, o Dio,

saremmo avanzati verso te coi nostri passi titubanti,

con tutte le nostre fatiche, le nostre lacrime nel palmo della mano,

con questo cuore grande che tu ci hai donato, perché è fatto per te…

Un giorno verremo, e tu leggerai sul nostro viso tutto lo sconforto, tutte le lotte, tutte le incertezze dei cammini della nostra libertà.

E vedrai anche il nostro peccato.

Ma sappiamo anche, nostro Signore, che non sono gravi gli errori quando si è alla tua presenza.

Poiché è davanti agli uomini che si è umiliati.

Ma davanti a te è meraviglioso essere anche deboli, perché si è comunque tanto amati!

Veniamo verso di te, nostro Dio, e tu ci donerai il tuo volto.

Veniamo verso di te con un sogno:

portare tutte le persone care tra le tue braccia.

Padre, abbiamo cercato di esserti fedeli; siamo soprattutto contenti di essere, per sempre, tuoi figli.»

 

Don Peppino Maffi

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Pubblicato il 05 Gennaio 2012
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