Lega Nord: “La giunta abbassi l’aliquota sulla prima casa”
Nota del Carroccio malnatese che bacchetta l'amministrazione Astuti e chiede provvedimenti in linea con quanto promesso in campagna elettorale
La Lega chiede alla giunta Astuti l’abbassamento del 2 per mille dell’aliquota per le abitazioni principali
«Aspettiamo che prendano una posizione, fino ad ora solo slogan elettorali e a breve si vedrà chi vorrà aiutare economicamente i cittadini e chi, invece, preferirà spennarli”
Forse, finalmente lunedi 20 febbraio 2012 la maggioranza guidata dalla giunta Astuti presenterà i dati del bilancio preventivo 2012 e si vedrà – senza alibi di sorta, questa volta il commissario straordinario non c’entra – cosa realmente vogliono fare per Malnate.
Superati gli slogan elettorali in cui un “vero progetto” ambiva a riqualificare Malnate trasformandola in una “città a prova o misura di bambino”, ora, fatti i conti con l’Oste (il grande Stato accentratore) vedremo quali di questi progetti prenderanno forma e quali finiranno nel grande libro delle “promesse elettorali” – si legge in una nota del Carroccio malnatese -. La prima nota stonata in questa canzone sembra l’ipotesi di abbandono del progetto per una nuova scuola nella frazione Rovera e tanta è la nostra curiosità rispetto agli investimenti che verranno messi a bilancio per questa realtà. In questo momento la nostra attenzione si posa in modo preciso sull’aumento di tasse che inesorabilmente toccherà tutti i cittadini Malnatesi. Oltre alla possibile rivisitazione dell’aliquota IRPEF – balzello lungamente contestato dall’allora consigliere d’opposizione Astuti e dalla sua compagine di partito – è prevista per il 2012 una nuova tassa denominata IMU. Vediamo nello specifico di cosa si tratta…La nuova manovra finanziaria adottata dal governo Monti ha previsto la reintroduzione dell’imposta comunale sugli immobili, ora chiamata IMU (Imposta Municipale Unica). L’applicazione della suddetta imposta parte da una rendita catastale già rivalutata nella misura del 5% a cui è stata altresì aggiunta una crescita del 60% della base imponibile sulla quale calcolare l’IMU (per cui se prima la rendita catastale incrementata del 5% si moltiplicava per 100 ora va moltiplicata per 160). Dal punto di vista economico, l’impatto della combinazione prima casa‐revisione dei moltiplicatori, sarà notevole per il contribuente, dal momento che la nuova imposta provocherà un aumento di tassazione immobiliare mai raggiunto prima; pur considerando anche gli incrementi della detrazione prevista per l’abitazione principale. Oggi, infatti, su una seconda casa, un comune incassa una Ici pari a 100 x 100 x 7/1000 (aliquota pari al 7 per mille, ad esempio), ovvero 70 euro. Con la nuova manovra, tuttavia, da domani il cittadino dovrà sborsare 100 x 160 (effetto moltiplicatore) x 7,6/1000 (aliquota IMU), ovvero ben 121,60 euro. Un aumento significativo per il contribuente, pari ad oltre il 70% di maggior imposta. Di questi 121,60 euro il Comune ne potrà incassare solo 60,80, dal momento che il 50% dell’introito dovrà essere girato allo Stato: di fatto, quindi, oltre ad un maggior onere per il cittadino, i Comuni avranno una minore entrata rispetto a prima e dovranno subire anche ulteriori tagli: un sacrificio notevole per gli enti locali, già alle prese, peraltro, con i stringenti vincoli del Patto di stabilità interno. Nessuna tassa si può definire piacevole ma questa sarà veramente una stangata alle famiglie. Avere una casa non è lusso, ma significa aver fatto e continuare a fare tanti sacrifici. C’è da ricordare, infatti, che la maggior parte di chi oggi è proprietario di una casa ha sulle spalle un mutuo, quindi un’ipoteca. Ciò significa che pagherà una tassa su qualcosa che non è ancora definitivamente suo. Pensiamo ai pensionati a cui è già stata tagliata la pensione, o una giovane coppia, o a chi aspetta un figlio e ha lo stipendio ridotto, o a chi è senza lavoro, come faranno a pagare ANCHE questa tassa? Sono sempre gli onesti e una particolare area geografica che pagheranno per tutti….per tutti quelli che “il catasto non sanno cos’è”. (non è retorica ricordare che il Il 75% delle costruzioni illegali è concentrato nelle regioni meridionali e nelle isole). Il coinvolgimento, obbligato, dei sindaci alla raccolta del denaro che servirà a Roma per rimpinguare le casse dell’erario, infatti, evidenzia chiaramente come la manovra “salva‐italia” sia centralista e contro gli enti territoriali. Oggi, infatti, al contrario di quanto posto dalla riforma federalista in origine e contrariamente rispetto a quanto avviene negli altri Paesi europei più moderni, Germania e Svizzera in primis, la manovra impone agli amministratori locali non più di reclamare una maggiore autonomia locale allo scopo di ottenere maggiori entrate da utilizzare per il territorio, ma di rastrellare denaro per poi inviarlo a Roma. Con questa manovra di revisione dell’imposta municipale propria, pertanto, la logica federalista cede il passo ad una revisione assolutamente centralista di gestione delle risorse pubbliche che non potrà che deresponsabilizzare tanto gli enti locali, depotenziati di qualsiasi leva, quanto l’amministrazione centrale, intenta solo ad assicurare al conto dell’erario statale maggiori entrate. Viene quindi snaturata l’imposta così come pensata dalla precedente riforma federalista e che prevedeva un legame diretto tra la tassazione al territorio, e che avrebbe permesso di godere di una maggiore autonomia finanziaria per sviluppare servizi e, quindi, misurare la capacità degli amministratori, seguendo così la logica del “pago, vedo, voto” (il cittadino paga i tributi, vede come sono utilizzati e vota premiando o punendo i propri amministratori). L’equazione che ne risulta ora è invece la seguente: pago, spero e poi m’arrangio…(questa tassa infatti serve a Roma e non ad implementare servizi sul territorio in cui viene pagata). In tutto questo contesto però il nostro primo cittadino ha un piccolo-grande ruolo quello di poter abbassare l’aliquota IMU «almeno di applicarla al 2 per mille, al minimo, per gravare il meno possibile sulle finanze delle famiglie dei nostri concittadini» …e che non si nasconda dietro alla necessità di maggior liquidità per l’Ente perché oramai la strada è tracciata…infatti da tempo lo stato centrale chiede ai Comuni di cedere quelle attività o quei beni che non sono – per dirla in inglese – il core target dell’impresa…ed ecco che i conti son presto fatti…chi è al governo locale ha le idee chiare o brancola nel buio? E il cerino (corto) a chi va?».
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