La finanza scopre 15 lavoratori in nero
Nel blitz delle a fiamme gialle ristoranti rivendite e grande distribuzione. In un asilo nido trovate quattro lavoratrici irregolari
Nelle reti della Finanza, gettate nel mercato le lavoro varesino per controllare che tutto fosse in regola, sono incappate diverse attività che impiegavano personale in nero (cioè invisibile per il fisco perché non sottoposto a contratti e a ritenute previdenziali) e irregolare (perché non idoneo da punto di vista contrattuale.
In quest’ultimo caso a fare le spese un asilo nido, dove erano impiegate in attività di assistenza, cura ed educazione dei bambini di età compresa tra 1 e 3 anni, cinque lavoratrici, 4 delle quali risultate “irregolari”, in quanto prestavano la loro opera con la formula del “contratto di collaborazione a progetto”, incompatibile con la normale attività produttiva dell’asilo nido, basata su orari fissi con vincoli di subordinazione, tale da determinare una prestazione ripetitiva e predeterminata, incompatibile quindi con una di carattere prettamente progettuale.
Le attività ispettive, con accesso nei locali aziendali, hanno riguardato 15 imprese, selezionate nell’ambito di un’ampia gamma di attività economiche, che hanno permesso di scoprire 5 lavoratori “irregolari”, di cui uno extracomunitario, e 18 lavoratori impiegati “totalmente in nero”, di cui 3 di origine extracomunitaria. Tutti i cittadini stranieri sono risultati in regola con le norme di soggiorno sul territorio nazionale.
Le aziende dove sono state rilevate violazioni sono risultate: un supermercato, un asilo nido, un negozio di confezionamento di biancheria, 4 ristoranti, un negozio di riparazione di articoli sportivi e di attrezzature da campeggio.
Nel caso dell’attività commerciale dedita al confezionamento di biancheria, ubicata all’interno di un’ampia area industriale, l’intervento ispettivo è stato svolto congiuntamente ai funzionari della locale I.N.P.S. ed al personale dell’Arma dei Carabinieri che hanno poi proceduto all’erogazione del provvedimento di sospensione dell’attività economica, dato che dei 13 lavoratori di etnia cinese intenti a prestare la loro opera, 8 sono risultati completamente “in nero”, uno dei quali di età inferiore ai sedici anni.
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