Bersani: “Il nostro centrosinistra parlerà di giustizia”
Il segretario nazionale del Pd presenta i contenuti della Carta di Intenti davanti a centinaia di militanti: "L'italia la governeremo con la responsabilità e senza mentire. Di Pietro? Ha preso un'altra strada"
Pierluigi Bersani chiede un nuovo patto per l’Italia e sostiene l’alleanza di centrosinistra nata sui presupposti della carta di intenti. Il segretario nazionale inizia il suo tour da Varese, dove il Pd organizza la festa più lunga d’Italia, 3 mesi, come ricorda il segretario provinciale Fabrizio Taricco a inizio serata. La visita di Bersani in città comincia con il tradizionale giro tra i militanti, e le strette di mano alle cucine: “Il volto popolare del nostro partito è importante – osserva subito Bersani – non si crea una comunità senza una vicinanza fisica del nostro popolo, nelle feste c’è qualcosa del futuro, perché la gente vuole ancora trovare momenti di incontro. I volontari ci regalano questo insegnamento. Chi sta alle nostre feste tiene duro, non si impressiona, e davanti alle difficoltà le sa affrontare, questo concetto verrà buono nei prossimi mesi".
Europa. “Ha perso la materia prima – dice l’ex ministro – la solidarietà e l’idea che abbiamo tutti un destino comune”. Una responsabilità che attribuisce alle destre, che hanno fatto passare per anni culture e programmi in cui non si tiene conto di chi sta male. Tra i governi che sono contro gli aiuti ai paesi in difficoltà Bersani mette la Finlandia: “dove c’è un governo di destra sostenuto da un partito para-leghista che non vuole dare un soldo al “terone”, perché per un finlandese anche Maroni è un terone”.
Attenzione, osserva il segretario, perché in Europa ci sono anche i neonazisti. Parla poi dell’attacco all’euro, che per i progressisti è legato all’attacco ai paese deboli. E rivendica per il centrosinistra di Ciampi e Padoa Schioppa il ruolo di pilastro dell’europeismo italiano. Afferma che dal ritorno alla lira ci guadagnerebbero solo quelli che han portato i soldi fuori.
La Carta di intenti. Giovanni Cerutti de La Stampa chiede quale sia il punto più importante della Carta di intenti. “Abbiamo messo dei paletti, abbiamo innanzitutto ricominciato a parlare di giustizia – spiega Bersani – per iniziare una discussione sui contenuti, con i partiti, e non solo, cercando di coinvolgere tutti i civismi. Il punto che mi interessa di più è quello sulla responsabilità: stavolta se tocca a noi, non raccontiamo favole, ci mettiamo fiducia, ci mettiamo speranza, e ci mettiamo un patto tra chi ci sta, che sia responsabile davanti al paese. Avevamo promesso unità e unione in passato, quella vicenda non mi è andata giù. Chi sta al patto accetta di cedere un pezzo di sovranità. Si riuniscono i gruppi parlamentari e a maggioranza si decide la posizione di tutti, punto. Per il governo niente manuale Cencelli. Diciamo agli italiani, siamo gente seria e garantiamo tutto quello che dev’essere garantito”.
Sulla foto di Vasto (l’accordo Pd-Sel-Idv) Bersani ripete che mancava il sonoro, e che già allora aveva chiesto regole chiare a Di Pietro.
Il pubblico apprezza e applaude. Bersani rincara dicendo che Di Pietro ha fatto un’altra scelta, tentato da pulsioni nuove populiste. Con lui “c’è un problema serissimo. E poi adesso c’è il Pd, primo partito. Tocca a noi tenere insieme la squadra. Sarà una legislatura difficile e non potremo tradire la fiducia del paese”. La Lega e Berlusoni attaccheranno l’euro, e saranno populisti, l’area del centrosinistra sarà organizzata dal Pd, ma sarà europeista e riformista, costituzionale e non populista. La Lega ha strumentalizzato l’autonomia, secondo Bersani, e ha trasformato il federalismo in una parola vuota. Il carroccio si è legato mani e piedi a Berlusconi. Il segretario con la Lega è piuttosto sferzante, i militanti sono soddisfatti: Pd e carroccio rimagono lontani anni luce.
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