Perquisizioni a raffica nelle case del baby-pusher
A maggio un padre scopre la figlia quindicenne con la borsa imbottita di hascisc e marijuana. Parte un'indagine coordinata da Tribunale dei Minori di Milano e procure di Milano e Busto: venti i ragazzi coinvolti
Una raffica di perquisizioni in casa nelle case di giovani presunti pusher: questa mattina gli uomini della Questura di Varese e dei Commissariati di Busto Arsizio e Gallarate, affiancati da equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine Lombardia, hanno passato al setaccio le abitazioni di venti ragazzi, per lo più minorenni, alla ricerca di sostanze stupefacenti. Le perquisizioni sono state disposte dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale dei minori di Milano e dalle Procure di Busto Arsizio e Milano, rappresentano l’ultimo passo di un’indagine svolta dagli investigatori del Commissariato di Busto, diretto dal primo dirigente Franco Novati, e coordinata dalla Procura della Repubblica per i Minorenni di Milano, rappresentata da Ciro Cascone.
Gli uomini del Commissariato si erano attivati lo scorso mese di maggio quando un – (comprensibilmente) preoccupato padre aveva accompagnato negli uffici della Polizia di Stato la recalcitrante figlia di quindici anni, studentessa in una scuola superiore della città, sorpresa in possesso di marijuana tenuta nella borsetta insieme a numerose bustine di cellophane. I poliziotti, esaminando di nascosto il cellulare della minore, assolutamente reticente riguardo ai propri fornitori, avevano letto gli SMS scambiati con altri soggetti, per lo più inseriti in rubrica con curiosi nomignoli, che facevano non troppo velati riferimenti a cessioni di droga ed a somme di denaro. Da questo episodio è scaturita l’attività di indagine, svolta anche per mezzo con intercettazioni telefoniche a supporto delle attività di osservazione e pedinamento che hanno consentito in più occasioni di sequestrare quantitativi di droga. Sostanzialmente gli investigatori hanno accertato che il gruppo di giovani sotto controllo era impegnato nella vendita di droghe cosiddette “leggere” – ovvero hascisc, marijuana e ogni derivato della canapa indiana come il meno conosciuto charas – ad una clientela formata da coetanei.
Dei venti perquisiti – tutti italiani con le sole eccezioni di un sudamericano ed un nordafricano – tredici sono quelli indagati per spaccio di sostanze stupefacenti e tra loro undici sono i minorenni – di età compresa tra i 15 e i 17 anni – e due i maggiorenni, entrambi di 19. I restanti sette minorenni sottoposti a perquisizione sono alcuni dei clienti identificati nel corso dell’indagine. Gli scambi droga/denaro avvenivano quasi esclusivamente nel circondario di Busto Arsizio e di Busto Garolfo, città di residenza di gran parte dei giovani, generalmente in abitazioni private durante feste tra adolescenti oppure nei tipici luoghi di aggregazione giovanile come esercizi commerciali ove si somministrano cibi e bevande o i parchi pubblici cittadini, questi ultimi particolarmente “graditi” agli spacciatori in erba perché ritenuti adatti alla conclusione dei loro affari al riparo da sguardi indiscreti. Ciò che nel corso delle indagini ha maggiormente colpito gli investigatori è stata la spregiudicatezza dei giovani pushers che, al pari di navigati spacciatori, usavano particolare attenzione nei loro contatti ricorrendo a parole in codice, sceglievano accuratamente i luoghi di incontro tra quelli appartati e da loro facilmente sorvegliabili, si avvalevano di vedette pronte ad avvistare e segnalare il passaggio di pattuglie delle Forze dell’Ordine e non esitavano a ricorrere a toni e modi particolarmente decisi per ottenere il soddisfacimento dei loro crediti.
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