Una scuola “aperta” che non lascia indietro nessuno

Cresce il numero dei ragazzi che non finiscono la scuola dell'obbligo. Così si sperimentano nuove forme di attenzione: Comune, Exodus e scuole gallaratesi ci provano con il "progetto don Milani"

Contro la dispersione scolastica, anche a Gallarate si sperimentano nuove forme di cura e di didattica: il Progetto Don Milani – così è stato chiamato – è stato portato avanti dal Comune e da Exodus, insieme alle scuole cittadine (quattro Istituti Comprensivi) e ha ottenuto uno specifico finanziamento, fondi del Ministero messi a disposizione dall’Ufficio Scolastico per la Lombardia.

Il fenomeno della dispersione scolastica – i ragazzi che non riescono a completare il ciclo della "scuola dell’obbligo" – è in crescita in Italia: il progetto si rivolge ai giovani tra i 14 e i 17 che hanno incontrato difficoltà e hanno lasciato la scuola in passato, o anche solo rischiano di non prendere il diploma, dopo una o più "bocciature". Un’esperienza di progetto simile è già stata attivata da Exodus a Quarto Oggiaro, nella periferia Nord di Milano: proprio Exodus («la prevenzione è nel nostro Dna» rivendica Roberto Sartori) si è fatta promotrice di un’estensione alla città dei due galli, che diventa così uno dei punti di sperimentazione in Lombardia. «Abbiamo valutato molto positivamente la proposta di Exodus – ha dichiarato l’assessore ai Servizi Sociali, Margherita Silvestrini – constatando poi con soddisfazione che tutti i dirigenti scolastici degli Istituti Comprensivi gallaratesi hanno fatto altrettanto e garantito il loro contributo».

Il progetto partirà a pieno regime dopo il 10 ottobre, dopo aver preso contatti con le famiglie dei ragazzi da coinvolgere: le classi saranno al massimo di 12-13 ragazzi, le lezioni avranno come "base" uno spazio alle scuole medie Ponti di via Confalonieri a Cascinetta, negli spazio restaurati dal Comune e ri-arredati da Exodus. «Gli spazi – dice Gabriella Ciambelli, dirigente dell’Istituto Ponti – si trovano dentro il nostro plesso, così da favorire l’idea dell’inclusione».  Qui i ragazzi si troveranno negli orari di lezioni: «Oltre ad alcuni docenti degli Istituti Comprensivi che hanno disponibilità di ore, lavoreranno con gli studenti anche 3 educatori e un coordinatore» spiega la coordinatrice di Exodus Bruna Dentella. Così, quando necessario, ci si dividerà in gruppi più piccoli, per favorire la relazione. Ricostruire relazioni (con l’ambiente, con se stessi, con gli adulti) è uno dei punti cardine del metodo di lavoro. «Per arrivare alla comprensione e all’apprendimento useranno un approccio dinamico,  con trasferte “sul campo”, pratica musicale, attività sportive e visite di esperti». A Quarto Oggiaro, tanto per fare un esempio, «abbiamo studiato la geografia scoprendo un fiume, in quel caso il Lambro» aggiunge Franco Taverna, altro responsabile Exodus. «E abbiamo studiato scienze con l’aiuto dell’Acquario di Milano, costruendo alla fine anche un acquario donato alla scuola che ci ospitava. Abbiamo lavorato con il CSI per lo sport e con il CPM di Franco Mussida per la musica». Sull’attività sportiva, sull’arte, sullo sport si punta molto. Il che fa dire all’assessora Margherita Silvestrini che ci si aspetta «l’apertura per prime delle strutture comunali, come l’Istituto Puccini e il Maga, per la didattica».

Sebastiano Nicosia – che è assessore all’istruzione, ma anche insegnante – fa notare che il Progetto è  innovativo del metodo, «una sperimentazione per ridurre i costi sociali della dispersione scolastica», tanto più grave al giorno d’oggi dove l’alternativa alla scuola non è più il lavoro (come in passato), ma l’inattività forzata. E il dottor Mauro Riboni, in rappresentanza dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Varese, ha sottolineato anche come progetti pilota come il Don Milani possano avere da subito una valenza anche di aggiornamento e confronto per gli insegnanti coinvolti e per i loro colleghi, come sottolineato anche dalla dirigente dell’Istituto Dante, Mara Caenazzo. E l’obbiettivo rimane alto: «Il progetto non si esaurisce con il diploma, ma punta a scoprire un interesse e una sensibilità per la scelta della scuola secondaria», conclude Bruna Dentella. Così è accaduto a Quarto Oggiaro: dopo aver rischiato di perdersi prima della fine della scuola dell’obbligo, hanno deciso di continuare a studiare.

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Pubblicato il 26 Settembre 2012
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