Droga nei boschi, in manette la banda di “Antonio”

Operazione a Gorla della Polfer con la squadra mobile. Cinque spacciatori di droga individuati, 3 arresti, uno smercio nei boschi e altro in una indagine ribattezzata "Sherwood"

Nelle prime ore di ieri la polizia ferroviaria di Varese, in collaborazione con la squadra mobile della questura di Varese e personale del compartimento Polfer per la Lombardia, ha eseguito 4 ordinanze di custodia cautelare in carcere e 15 perquisizioni. L’indagine è nata da un controllo effettuato presso la stazione FNM di Varese, nell’inverno 2011: in quella occasione venivano identificati due giovani extracomunitari trovati rispettivamente con 7 e 10 grammi di hashish e cocaina. Dalle dichiarazioni acquisite gli investigatori hanno appreso che la provenienza dello stupefacente era da ricercare nella zona boschiva di Gorla minore.
L’area è ampiamente nota agli investigatori per il diffuso fenomeno di spaccio che la contraddistingue, spesso accompagnato da atti di violenza, soprattutto nelle zone che nel gergo degli imputati venivano chiamate «la Sig» oppure «la Nuova Sbarra, la Sbarra natale, le Piscine, la Macchina bruciata ed altre».
L’area boschiva di Gorla Minore, è anche nota alla cronaca locale per alcuni servizi giornalistici di «Striscia la notizia» che filmò un uomo che difendeva lo spaccio con il machete.
L’indagine, condotta dal pm di Busto Arsizio Francesca Parola, con l’impiego d’intercettazioni telefoniche e numerosi servizi di appostamento ha permesso al personale operante di ricostruire le dinamiche di spaccio, ove un gruppo di nord africani capitanati da un marocchino conosciuto come «Antonio», ad oggi latitante. Questi rifornivano in maniera continuativa un folto gruppo di tossicodipendenti di eroina spesso combinata con cocaina, in un mix di stupefacenti che crea particolare assuefazione. La polizia ha ricostrutio il giro: alcuni cittadini italiani compravano ingenti quantitativi di stupefacenti dagli spacciatori dei boschi, per poi rivendere al dettaglio ai giovani dell’hinterland di Varese, utilizzando “piazze di smercio” due esercizi commerciali di Gorla.
Tra gli italiani coinvolti, a seguito d’intercettazioni telefoniche, nel gennaio del 2012 veniva tratto in arresto Silvio Capece colto nella flagranza di detenzione ai fini di spaccio. Venivano rinvenuti in una perquisizione presso la sua abitazione 30 grammi di hashish, già destinati ad un acquirente. Per le stesse dinamiche si otteneva un ordine di cattura anche per un altro uomo.
Le intercettazioni permettevano di chiarire anche le dinamiche del ruolo di “palo”, attribuito ad altri due destinatari delle catture, ovvero Dario Scaltriti e Roberto Merizio.
Il loro compito era quello di stazionare per 8 o 10 ore al giorno nel bosco e intercettare gli acquirenti prima che questi giungessero a contatto con gli spacciatori nord africani, che materialmente detenevano la sostanza stupefacente, prendere in custodia il denaro e indirizzarli verso il luogo per li ritiro dello stupefacente.
In alternativa facevano da veri e propri intermediari tra i due attori, ossia prendevano in consegna il denaro dal tossicodipendente, lo portavano allo spacciatore e ritornavano indietro con l’equivalente in droga per consegnarla poi all’acquirente.
Costoro, che solitamente giungevano nelle zone boschive prima degli spacciatori nord africani, avevano anche il compito di avvisare questi dell’eventuale presenza di forze dell’Ordine.
In tale ambito, sono state inoltre deferite in stato di libertà di altre 8 persone, tutte responsabili di spaccio di sostanze stupefacenti.
Le perquisizioni effettuate hanno consentito infine di sequestrare altri 20 grammi di sostanza stupefacente (hashish), materiale utile al confezionamento dello stesso, nonché alcune piantine di canapa indiana.
I tre cittadini italiani destinatari delle ordinanze, tutti residenti nell’hinterland di Busto Arsizio e tutti con precedenti di polizia, sono stati condotti presso il carcere di Busto Arsizio.
 

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Pubblicato il 03 Ottobre 2012
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