Interrogato l’operaio: “Ho fatto scoppiare 10 detonatori”

Ogni sera nel cantiere di Pedemontana viene eseguita la stessa procedura da un "fochino": quando a fine giornata "avanza" l'esplosivo deve essere fatto saltare. La polizia ha raccolto le dichiarazioni anche del capo cantiere

La notte di paura nel cantiere della pedemontana è stata causata da una procedura che viene eseguita ogni sera, come risulta dall’indagine che sta eseguendo, per conto del pm Massimo Politi, la questura di Varese. Lo polizia ha interrogato un operaio addetto allo smaltimento degli esplosivi. Quest’ultimo ha inserito in una buca 10 detonatori a onda d’urto, per farli esplodere avrebbe seguito con una procedura che viene messa in opera, identica, ogni sera. La ditta che segue i lavori sta usando materiali esplodenti per realizzare la galleria.

Vengono fatti brillare centinaia di detonatori al giorno. Le licenze sono fornite dai comuni e dalla questura , ma per ragioni di sicurezza gli operai non hanno l’autorizzazione a conservare gli esplosivi. Quindi, ogni sera, dopo il lavoro, li devono smaltire, attivandosi con esplosioni controllate.

La procedura può essere effettuata solo da chi ha la qualifica di operaio “fochino” come si dice in gergo chi è abilitato a utilizzare materiali esplodenti secondo una vecchia dizione del dritto amministrativo (la licenza viene emessa dall’Amministrazione Comunale, previo nulla osta da parte del Questore della provincia di residenza dell’interessato La sua validità è annuale e il rinnovo deve essere richiesto dall’interessato). 
L’operaio fochino che ieri sera ha terrorizzato la gente di Lozza e dintorni, interrogato dalla polizia, ha raccontato di aver messo i dieci detonatori in una buca, due metri sotto terra, e di essersi poi allontanato dopo aver acceso una miccia. Sulla carta è un lavoratore con una buona esperienza. Ora va accertato se ha seguito la procedura codificata per legge, e quale sia questa procedura; inoltre va chiarito se la buca avesse infiltrazioni di acque, o se sia stata coperta con la necessaria perizia.
La polizia ha interrogato anche il responsabile del cantiere. Il pm Massimo Politi sta raccogliendo le carte. La polizia scientifica sta facendo delle verifiche sul materiale esplodente residuo. L’inchiesta potrebbe ipotizzare il reato di “scoppi pericolosi” o ancora di “danneggiamenti”. La maggiore preoccupazione per l’azienda è la prosecuzione e sicurezza del cantiere, e il problema è che la procura potrebbe anche effettuare un sequestro. La gente della zona vuole garanzie sulla propria incolumità ma la polizia ha appurato che, nel cantiere, non vengono mai conservati, la notte, materiali esplodenti.
 

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Pubblicato il 26 Ottobre 2012
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