La mafia al tempo della crisi: “Benefattori contro le banche”
In un convegno alle Acli si è discusso dello stretto rapporto tra la crisi economica e le infiltrazioni mafiose. "Con la stretta del credito gli imprenditori si rivolgono alla mafia e, spesso, non se ne pentono". Ma qualcosa sta lentamente cambiando
Don Marcello Cozzi, vice presidente di Libera, cita un eloquente fatto di cronaca per mostrare come sia facile l’infiltrazione della criminalità organizzata nei periodi di crisi. «Un imprenditore molisano aveva bisogno di 4.500 euro per coprire un assegno – racconta il sacerdote all’affollata platea del convegno organizzato dalle Acli e da Libera, “Una provincia nella nebbia”- e trova dei signori pronti a prestargliene 10.000». In 18 mesi, però, quel debito sale fino a raggiungere i 160.000 euro e, per pagare, il titolare del piccolo supermercato in difficoltà è costretto a far entrare nella sua società anche chi quei soldi glieli ha prestati. «Anche se impongono tassi di usura, queste persone sono sempre viste come dei benefattori rispetto alle banche che ti sbattono la porta in faccia -continua Don Marcello- e molti imprenditori, anche dopo aver denunciato, sostengono che rifarebbero tutto». E così, «mentre noi siamo sempre indietro a considerare ancora il mafioso con le fattezze di un contadino, loro sono sempre avanti ed entrano in giacca e cravatta nelle borse di mezzo mondo».
Ma se il giro d’affari delle organizzazioni mafiose, solo in Italia, è stimato in 135 miliardi di euro all’anno, uno dei motivi è che «le infiltrazioni attaccano corpi che sono già deboli», spiega Antonio Morelli, Comandante provinciale della Guardia di Finanza. Morelli tratteggia un panorama mafioso il «cui obiettivo è da sempre quello di ripulirsi, entrare nella sfera della legalità» chiedendosi, però, se veramente ci sia «una contrarietà sociale». Nella provincia, infatti, «le denunce per usura sono pochissime, una o due, e quelle per estorsione sono pari a zero. Dovremmo concludere forse che questi fenomeni non ci siano?», si chiede retoricamente Morelli. Il comandante delle fiamme gialle è convinto, invece, che «la Provincia sia sotto attacco con massicci investimenti» e per riuscire a combattere è necessaria «la collaborazione di tutti». «Noi serviamo voi, siamo al vostro fianco -continua Morelli- voi ci pagate per difendervi e proteggervi ma noi abbiamo bisogno che voi ci segnaliate quello che non va per poter andare ed intervenire».
La fondamentale collaborazione di tutti i cittadini però non basta e così Antonio Russo, responsabile nazionale del settore legalità delle Acli, va oltre chiedendo «un quadro normativo europeo (se non mondiale) per portare avanti una lotta senza quartiere alle mafie». Un fenomeno che, «oltre ad attaccare e danneggiare l’economia» mette seriamente a rischio «la stessa democrazia». Qualcosa però si muove, grazie anche alla formazione. Giacinto Palladino, rappresentante della Fiba Cisl, ricorda ad esempio come sulla tracciabilità del denaro «nel 2007 fossero solo 2.000 le segnalazioni sospette mentre oggi siamo arrivati ad oltre 50mila».
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