Tunnel di Gazzada, riprendono i lavori
Dopo la protesta gli operai della ItalTunnel hanno accettato l'accordo siglato tra i sindacati e Pedelombarda
«A mali estremi, estremi rimedi» deve aver pensato Flavio Nossa, sindacalista della Fillea-Cgil, quando si è visto rifiutare dai lavoratori l’accordo siglato il giorno prima con Pedelombarda che salvaguardava i 73 posti di lavoro del cantiere della galleria di Gazzada-Schianno. Una protesta che è durata il tempo di un "colpo di teatro". E così dopo aver incrociato le braccia, gli operai della ItalTunnel si sono rimessi al lavoro, ma solo dopo che gli stessi sindacalisti sono andati nuovamente al cantiere per convincerli che quello era il miglior accordo possibile. «Ho stracciato l’accordo davanti ai loro occhi – racconta Nossa – e gli ho detto che se l’avevano rifiutato voleva dire che in questi trent’anni non avevo imparato a fare il sindacalista. Quindi ho chiesto ai miei colleghi Annesi e Della Rocca di uscire dal cantiere e ritirare le bandiere».
Un cantiere dove c’è in corso una trattativa sindacale a cui vengono tolte le bandiere, cessa di essere «zona franca» per i lavoratori che a quel punto devono sgomberare e ritornarsene a casa, in questo caso senza soldi (i dipendenti della ItalTunnel non ricevono lo stipendio da agosto) e senza lavoro.
A quanto pare la clausola contestata («… nel frattempo le parti si attiveranno per favorire per quanto possibile e compatibilmente con le esigenze produttive…»), che secondo i dissidenti non tutelava tutti i lavoratori impegnati nel lavoro al tunnel, è una sorta di prassi negli accordi e ha una ragione precisa, come spiega Nossa. «Quella formula c’è sempre per facilitare il subentro negli appalti e la ricollocazione dei lavoratori, in quanto l’azienda subentrante potrebbe avere già alcune figure nel loro organigramma, ma si tratta di posizioni che in genere hanno un forte potere contrattuale».
Nel caso della ItalTunnel a rischio era la figura del capocantiere ma solo nel caso in cui fosse subentrata direttamente Pedelombarda in quanto il gruppo Impregilo spa, il general contractor che ha in appalto il primo lotto della Pedemontana, in quell’area ha già il suo capocantiere. «In un appalto dove lavorano mille persone – conclude Nossa – la ricollocazione di un capocantiere sarebbe stata comunque garantita, magari non al tunnel di Gazzada Schianno, ma in altri punti. Insomma, è una professionalità che si ricolloca in un nanosecondo».
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