L’autonomia delle persone con disabilità come rivoluzione: la sfida della “Magari Domani Onlus”

Da un’esigenza di libertà a una comunità aperta: Andrea Avila racconta il metodo dell'associazione che aiuta 92 adulti con disabilità a riscrivere il proprio destino tra lavoro, casa e indipendenza

Magari domani onlus

C’è un momento preciso in cui la disabilità smette di essere un “recinto” e diventa una delle tante caratteristiche di una persona: è quando si apre la porta di casa, si timbra un cartellino o si sceglie con chi cenare. A Gazzada Schianno questa non è un’utopia, ma la quotidianità costruita dalla Magari Domani Onlus. Nata nel 2008 dall’intuizione di Andrea Avila e di un gruppo di cittadini volenterosi, l’associazione è oggi un punto di riferimento per 92 adulti, e ha trasformato il paese in un laboratorio, dove i confini della struttura coincidono con quelli della comunità.

L’approccio della Onlus ribalta il concetto tradizionale di centro diurno, spesso vissuto come un luogo chiuso. Al contrario, l’obiettivo è “accompagnare fuori” i giovani e gli adulti che frequentano l’associazione. Lo dimostra la collaborazione con la Ciemme Cablaggi di Cristiano Caravà, dove ormai il 30% della forza lavoro è composto da persone con disabilità che percepiscono una regolare busta paga. “Qui non si tratta di semplice occupazione, ma di dignità professionale: i ragazzi sono diventati colleghi stimati che partecipano alle cene aziendali e alle feste d’estate, pienamente integrati in quel “micromondo” produttivo che non fa sconti ma valorizza le abilità di ciascuno”, spiega Avila.

Fulcro dell’innovazione della Magari Domani è il progetto sull’abitare presso la “Posta Vecchia”, una storica stazione di posta ristrutturata per accogliere micro-appartamenti domotici. In questo spazio, l’associazione affronta il delicatissimo tema della separazione dalla famiglia. “Sotto la guida della pedagogista Irene Auletta, i genitori vengono accompagnati a “lasciar andare” i figli quando l’energia è ancora alta, evitando che il distacco avvenga solo per necessità legata all’anzianità. Si lavora sul presente per eliminare l’ansia del “dopo di noi”, trasformandolo in un sereno “durante noi” fatto di visite reciproche e normalità”, dice ancora Andrea Avila.

“Li voglio scegliere io, i mobili”: il sogno di una casa nel racconto dei giovani di Magari Domani Onlus

Fondamentale in questo percorso è il metodo della “scena educativa”, ispirato alle teorie di Igor Salomone. “Ogni gesto quotidiano, come salire su un pulmino, diventa un momento di apprendimento consapevole. L’educatore non deve forzare i tempi, ma governare la scena affinché il ragazzo scelga l’azione, evitando di ricadere nel ruolo passivo del disabile che aspetta ordini”.

I risultati di questo metodo sono tangibili e sorprendenti, come racconta lo stesso Avila: “Tutti arrivano dove non ci aspettiamo. Una volta capito che diventano protagonisti della loro vita, parte un movimento incredibile. Manuel, ad esempio, ha un ritardo cognitivo importante, è discalcolo e disgrafico; eppure, è diventato un magazziniere. È la cosa più assurda che potesse succedere: sa esattamente dove si trovano tutti i pezzi per comporre i quadri elettrici. Quando l’ho detto ai professionisti che lo seguivano in precedenza, non potevano crederci.”

Un altro esempio di autodeterminazione arriva da Luca, un giovane nello spettro autistico che ha saputo imporre la propria visione di futuro: “Luca esce di casa, prende il treno e gestisce le chiavi. Un giorno mi ha detto chiaramente: ‘Io in quell’albergo (la Posta Vecchia, ndr) non ci verrò mai a vivere’. È stato un successo, perché ha iniziato a parlare del suo futuro. Ha scelto di voler restare nella casa dei genitori e ha convocato i suoi tre fratelli per spiegare loro di cosa ha bisogno. Oggi stanno sperimentando questo supporto: lui ha deciso chi si occuperà del cibo, chi dei vestiti, chi del tempo libero. Si è riscritto il suo destino, tanto che ora sono i genitori a cercare una nuova casa dove trasferirsi.”

“La sfida di Magari Domani rimane quella di dimostrare che la disabilità è solo un elemento di cui i professionisti possono farsi carico, mentre la vita appartiene alla persona – conclude Avila -. Gazzada Schianno insegna che l’incontro umano è la chiave per risolvere ogni questione, ricordandoci che, quando si dà un nome alle paure, queste iniziano a fare meno paura e lasciano spazio al futuro”.

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Pubblicato il 04 Marzo 2026
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