“Li voglio scegliere io, i mobili”: il sogno di una casa nel racconto dei giovani di Magari Domani Onlus
Prosegue la collaborazione tra VareseNews e l’associazione di Gazzada Schianno: nel secondo contributo sono i ragazzi a raccontare cosa significa immaginare - e costruire - la vita fuori casa
Continua il percorso condiviso tra VareseNews e Magari Domani Onlus, l’associazione che a Gazzada Schianno accompagna giovani adulti con disabilità in un cammino di autonomia e crescita. Dopo il primo contributo dedicato alla nascita di una comunità e alla forza del gruppo, questo secondo articolo mette al centro una parola tanto semplice quanto decisiva: futuro.
A guidare la riflessione sono ancora una volta i giovani della redazione di Magari Domani Onlus che, attraverso un lavoro condiviso di brainstorming, interviste e confronto, hanno scelto di approfondire il tema dell’abitare e del vivere fuori casa, raccontando il progetto della Comunità Diffusa e le prospettive che apre.
IL LORO RACCONTO
“Chissà, chissà domani
Su che cosa metteremo le mani
[…]
E chissà come sarà lui domani
Su quali strade camminerà”Futura, Lucio Dalla
Credo che non ci siano parole più evocative di quelle scritte da Lucio Dalla nella canzone “Futura” del 1980 per introdurvi a ciò che i giovani della Magari Domani Onlus hanno scelto come tema cardine di questo secondo articolo in collaborazione con VareseNews: il futuro fuori casa.
La Magari Domani Onlus, grazie ad un appartamento e all’ex albergo Posta Vecchia che impiega come palestre sperimentali, accompagna con il progetto della Comunità Diffusa tanti giovani adulti con disabilità alla possibilità dell’abitare, alcuni per una settimana, il lunedì, il martedì e il venerdì fino alle 21:30 e il mercoledì e il giovedì con la possibilità di pernottare per la notte e altri per due, tre o quattro settimane consecutive.
Inoltre alcune famiglie e la Magari Domani Onlus hanno acquistato degli appartamenti all’interno di una corte di via Italia Libera a Gazzada-Schianno affinché questo cammino possa evolversi in un trasferimento effettivo di alcuni giovani in queste abitazioni.
Sono certa che, posando gli occhi sulle parole dei giovani della nostra redazione, alcuni dei quali sono protagonisti di questo progetto, sentirete il profumo di questa progettazione.
“Quello che so è che la Comunità Diffusa si fa con un gruppo di ragazzi che vivrà a Gazzada, ognuno nella sua casa” – “La Comunità Diffusa è diversa dal Dopo di Noi, è diverso l’approccio” – “Facciamo merenda, usciamo, andiamo ad esempio all’Iper, poi laviamo i capelli e facciamo la doccia” – “Stiamo insieme” – “Si fa la doccia, si cerca di andare d’accordo…si sta insieme” – “Le piastrelle per gli appartamenti le abbiamo scelte noi: ad ognuno piaceva un colore diverso, però poi le abbiamo scelte insieme mettendoci d’accordo. È stato bello ed emozionante. È stata un’esperienza nuova, abbiamo conosciuto due architetti, delle brave persone. È importante perché noi andremo a vivere fuori casa! Ora vogliamo scegliere le cucine…dobbiamo chiedere quando!”
L’entusiasmo di Azzurra, Rebecca e Marika è frutto di esperienze reali, in cui il futuro apre le porte al presente e diventa possibile, in cui scegliere è un atto tangibile e praticabile e in cui la vita fuori casa diventa un’opportunità reale.
Nel trattare questo argomento, dopo un brainstorming condiviso, il gruppo ha scelto di dare voce a Rebecca, in prima linea nella progettualità della Comunità Diffusa, attraverso un’intervista, per la quale i ragazzi si sono occupati di stendere le domande, di dividersele e di allestire lo spazio.
Così, in una delle luminose aule della sede Materia, Rebecca, accolta a capotavola dai suoi compagni, ha iniziato a raccontarsi.
Le prime domande vertevano su cosa volesse raccontare di sé e su come stesse vivendo questo cammino.
“Sono Rebecca, ho 27 anni e vivo a Daverio. Durante la comunità diffusa saliamo in albergo, facciamo merenda con un the caldo e biscotti, poi facciamo la doccia e in alcune sere usciamo a mangiare fuori io, M. e S. da sole. Questa cosa mi fa sentire emozionata perché è un’uscita con le mie amiche. Più avanti poi mi piacerebbe andare a mangiare alla Piedigrotta a Varese con S., M. e F.
Fare le cose da sola è bello”
“La comunità diffusa sta andando bene, forse la casa è quasi pronta. È una casa in una corte vicino all’albergo a Gazzada-Schianno. Alcuni di noi vivranno in albergo, altri nella corte. Mentre la casa non è pronta noi facciamo la comunità diffusa in albergo. Io dormo con una compagna e vorrei vivere con C. La comunità diffusa è quando i genitori muoiono e noi compriamo una casa”
Successivamente il gruppo ha scelto di esplorare con Rebecca la dimensione dei desideri per il futuro, chiedendole se desiderasse, una volta trasferitasi, avere un animale domestico e domandandole come avrebbe voluto addobbare la sua casa a Natale.
“No, non vorrei un animale. A Natale mi piacerebbe fare l’albergo e il presepe. Vorrei vedere la mia famiglia ma anche stare con C.!”
Infine l’intervista si è chiusa con una domanda potente, che lascerò intenzionalmente come conclusione di questo articolo: “Rebecca, ma come ti fa sentire l’idea di uscire di casa?”
“È tosta…nella casa c’è il bagno, la cucina, la doccia ma non c’è il gas ed è una cosa nuova…dovrò comprare i mobili e li voglio scegliere io!”
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