Acqua pubblica, venti comuni “ribelli” vogliono l’azienda speciale

Il comune di Saronno capofila nel chiedere alla Provincia di non andare nella direzione di una Spa per la gestione degli acquedotti: “Evitiamo l’ingresso di privati”

Acqua pubblica, venti comuni “ribelli” chiedono la creazione di un’azienda speciale. La proposta è stata avanzata dal comune di Saronno che nella serata di lunedì 19 novembre ha riunito a Tradate una ventina di altri comuni della provincia per avviare una discussione sul futuro della gestione dell’acqua pubblica.
«La Provincia di Varese aveva avviato un anno fa il percorso per la creazione di una società per l’acqua pubblica – spiega il sindaco di Saronno Luciano Porro -. Da allora sono proseguiti incontri solo coni quattro comuni più grandi della provincia, senza coinvolgere gli altri più piccoli. I venti comuni che si sono riuniti ieri sera rappresentano un quarto della popolazione della provincia e quasi tutti sembrano essere d’accordo che si debba essere coinvolti di più in questa decisione. La Provincia guidata da Dario Galli vuole andare verso la costituzione di una Spa, ma noi crediamo che la soluzione migliore sia l’azienda speciale. Questo permetterebbe in futuro che non vi sia alcun ingresso nella società da parte di privati».

I comuni che si sono riuniti sono: Saronno, Tradate, Gallarate, Ternate, Gerenzano, Caronno Pertusella, Malnate, Cardano al campo, Daverio, Crosio, Cislago, Solbiate Olona, Venegono inferiore, Gorla minore, Vergiate, Sumirago, Casorate Sempione, Castiglione Olona, Golasecca.
«La conferenza dei sindaci il dicembre scorso voto un atto di indirizzo deliberato il 22 dicembre dal consiglio provinciale per una gestione pubblica in house – prosegue Porro -. Da allora i comuni non sono mai stati coinvolti. Abbiamo ritenuto fosse doveroso che gli amministratori fossero informati per una scelta più partecipata e condivisa possibile. Ci siamo resi conto di quanta disinformazione ci sia sull’argomento. Sappiamo che per il presidente Galli vuole stringere i tempi ma non c’è la scadenza e quindi chiediamo che si facciano le cose per bene. Per questo ci siamo sentiti in obbligo di coinvolgere i comuni dal basso per una scelta più partecipata. Quello che stiamo facendo adesso avrebbe dovuto farlo la Provincia. Ora sembra che ci sarà un confronto organizzato dalla proprio dall’ente provinciale, speriamo si vada in questa direzione».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 20 Novembre 2012
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