Da libro a film. Un’attesa lunga una vita, poi la scelta
Federico Roncoroni, custode delle opere di Piero Chiara, racconta i decenni di attesa prima della decisione di concedere i diritti per la realizzazione della pellicola
Tre "no". Tre volte Federico Roncoroni (nella foto), che ebbe il compito per volontà di Piero Chiara di valutare l’utilizzo delle sue opere letterarie, tre volte disse di no, quando gli chiesero la possibilità di sfruttare cinematograficamente “Il pretore di Cuvio”.
«Piero sosteneva che i suoi scritti, i romanzi, le storie, erano un po’ come il maiale: non doveva buttarsi via nulla. Ma io non sono Piero Chiara, non sono il contadino, che del suo maiale fa ciò che vuole: io avevo un preciso impegno morale».
Roncoroni utilizza questa colorita metafora, certamente gradita dall’amico scrittore, per raccontare la storia cinematografica di questo romanzo, tra i più famosi quando si parla di Chiara, che presto diventerà film.
Siamo negli anni ‘70 e diverse opere dello scrittore lunense prendono il largo per essere trasformate in pellicole. E che pellicole. Vi lavorano grandi registi e strepitosi attori. Luino diviene più volte un set, con la passeggiata un po’ malinconica d’inverno, e i suoi caffè. Ma diverse opere restarono nelle librerie, diventando best sellers, od “oscar” che dir si voglia, ma senza un salto nel mondo della celluloide.
Non è certamente il caso de “Il balordo”, romanzo fantastico con epilogo tipicamente alla Chiara, ricco di allusioni e gustose situazioni di vita, che venne sceneggiato dalla Rai sempre una quarantina d’anni fa: bianco e nero, e diverse puntate per la tv.
Il pretore di Cuvio invece (1973 la prima edizione), racconta Federico Roncoroni, autore comasco figura di riferimento della didattica della lingua italiana, famoso per i suoi libri e le sue grammatiche tra le più diffuse nelle scuole, «venne sottoposto ad un serrato corteggiamento per ben tre volte. La questione verteva sull’acquisto dei diritti, che vanno dai sei mesi a più di un anno, durante i quali l’editore e l’autore si impegnano a non vendere ad altri la possibilità di trasformare l’opera in film».
«Bene, una volta la proposta venne da una produzione che intendeva impiegare un autore troppo distante dallo stile di Chiara. Lo voglio ricordare: i suoi libri non furono mai volgari, o eccessivi: quell’interprete avrebbe snaturato il senso dei suoi romanzi, avrebbe parlato dei perditempo che ci sono da queste parti, ma in maniera non adatta. Questo stesso attore divenne poi esso stesso produttore. Ed ebbe lo stesso intento: secondo “no” alla sua richiesta. Un’altra volta, poi, fu la produzione a non convincerci. Lo stesso Chiara non volle saperne: troppo debole economicamente, non se ne sarebbe fatto nulla». 
Poi la morte, nel 1986. Per un periodo non se ne parlò più di un adattamento al cinema. E arriviamo a qualche anno fa. «Mi chiamò, tramite Bambi Lazzati (nella foto), Sarah Maestri. Mi fece un discorso su Luino, su Chiara. Mi disse, con la sua vocina, che aveva già lavorato nel cinema. Non la conoscevo (dice sornione ndr). Le chiesi di richiamare. Tra me e me pensavo: “tanto non richiama, fanno in tanti così”. Poi invece richiamò, e mi convinse a concedere i diritti, di proprietà di Mondadori».
Ora il Pretore sarà un film. Le fasi di realizzazione prevedono la preparazione fino a dicembre e le riprese che inizieranno a febbraio del 2013. Il montaggio e la post produzione avverrà nell’aprile prossimo e la chiusura della lavorazione è prevista per il giugno 2013.
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