Moneta complementare, bustocchi a scuola di sardi e svizzeri

Il primo venerdì dell'innovazione organizzato dall'amministrazione ha visto protagonisti i creatori della moneta alternativa sarda, uno dei fondatori di Banca Etica e un professore della Bocconi

Se la moneta ufficiale gira lentamente si può ricorrere a quella complementare che gira più velocemente, resta sul territorio e permette lo scambio di beni e servizi anche quando la liquidità non c’è o non è sufficiente. A questo serve la moneta complementare al centro, oggi pomeriggio (venerdì), del primo seminario organizzato dall’amministrazione comunale finalizzato all’approfondimento di idee e politiche contro la crisi, un ciclo denominato "I venerdì dell’innovazione".

Questo primo appuntamento ha visto protagonisti i promotori del circuito Sardex.Net, il giornalista

freelance Giorgio Simonetti con due servizi sul Wir svizzero e il Sardex (due esempi di moneta complementare), Rob Van Hilten (membro dell’Irta), il professor Massimo Amato che ha relazionato sulla moneta complementare per Nantes. Il seminario è stato aperto dal sindaco Gigi Farioli che già quest’estate si era dimostrato interessato allo sviluppo sul territorio di una moneta complementare. Gli interventi che si sono susseguiti hanno spiegato fin dove può arrivare una moneta alternativa e quale stimolo può dare ad un economia più che stagnante: per Franco Contu di Sardex.Net e il suo gruppo è «come il telefono che quando fu inventato metteva in contatto solo due persone per poi diventare qualcosa di universale», secondo i due servizi realizzati da Giorgio Simonetti  serve proprio nei momenti di maggiore difficoltà e funziona anche nelle economie più avanzate (come il Wir svizzero), può diventare una camera di compensazione come l’ha definita il professor Amato.

Come funzionano i sardex

Non solo sardex

Insomma la moneta complementare crea un circuito virtuoso nel quale è possibile scambiarsi beni e servizi con una moneta che non è l’euro e non è nemmeno tangibile, saltando il circuito bancario (che effettivamente non la vede di buon occhio) e mantenendo l’economia ancorata al territorio. Una sfida che in Sardegna sta portando i suoi frutti: gli scambi in Sardex sono passati dai 300 mila euro del 2010 ai quasi 3 milioni del 2012. La platea formata da imprenditori e commercianti, qualche studente e amministratori locali ha ascoltato con attenzione questo primo seminario e ha rivolto ai relatori numerose domande ai relatori presenti.

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Pubblicato il 09 Novembre 2012
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