Rubavano dalle casse della piscina, prime ammissioni
Interrogati i sei dipendenti Agesp agli arresti domiciliari da venerdì con l'accusa di peculato. Solo uno di loro respinge tutti gli addebiti ma viene tirato in ballo dalle dichiarazioni degli altri ex-colleghi
Hanno sostanzialmente ammesso gli addebiti cinque dei sei dipendenti di Agesp Servizi agli arresti domiciliari da venerdì mattina con l’accusa di peculato per aver sottratto nel corso degli anni decine di migliaia di euro dalle casse della piscina Manara. Solo uno di loro, che non lavorava più da qualche tempo, ha respinto fermamente ogni sua responsabilità ma le dichiarazioni degli altri lo tirano, comunque, in ballo. La vicenda ha destato, comunque, molto scalpore in città perchè i sei lavoratori di Agesp erano a diretto contatto con il pubblico della piscina in quanto cassieri. Il loro ruolo di incaricati di pubblico servizio, tra le altre cose, è quello che ha permesso di definire il reato commesso come peculato e non appropriazione indebita.
Quello che sembra emergere dal racconto dei sei indagati, comunque, è una certa leggerezza nel comprendere la gravità del loro reato e qualcuno di loro pensava di cavarsela con una semplice sanzione disciplinare nel caso che tutta la storia fosse venuta alla luce. La ricostruzione che hanno fornito, inoltre, ha permesso di accertare che il sistema funzionava almeno dal 2010 (qualcuno ha detto dal 2011) e, stando alla versione che hanno fornito più o meno tutti quelli che hanno parlato, era iniziato per coprire gli ammanchi di cassa. Gli inquirenti, però, credono di poter datare almeno al 2007 l’inizio della pratica illegale e per cifre più consistenti di quelle ammesse.
Secondo i Carabinieri di Busto Arsizio, che hanno condotto le indagini coordinate dal sostituto procuratore Nadia Calcaterra, il gruppo era in grado di racimolare circa 500 euro in due settimane semplicemente omettendo la consegna di alcuni dei numerosi scontrini rilasciati ogni giorno. Le stesse immagini delle videocamere posizionate all’interno del gabbiotto delle casse inchiodano i dipendenti alle loro responsabilità e i dialoghi captati con le intercettazioni ambientali sono un’ulteriore conferma dell’illecita condotta delle persone coinvolte. Per il momento, dunque, i dipendenti Agesp restano ristretti ai domiciliari.
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