“Nascere vivi a 19 settimane? Può succedere, per qualche minuto”
Massimo Agosti, responsabile dipartimento materno infantile dell'ospedale del ponte di Varese, spiega dal punto di vista medico quanto successo alla coppia di Castiglione Olona
«Sono eventi aneddotici, per fortuna, ma può capitare». Massimo Agosti, responsabile dipartimento materno infantile ospedale del ponte di Varese, spiega dal punto di vista medico quanto successo alla coppia di Castiglione Olona, alla madre che ha partirito il proprio figlio a 19 settimane di gravidanza e che lo ha sentito il bambino respirare per qualche minuto, oltre a percepire una lieve stretta a un dito da parte della piccola mano.
«Si certo è possibile che accada perché in realtà il feto ha una vitalità, limitata nel tempo, anche sotto le 23 settimane che sono considerate il livello minimo di sopravvivenza – spiega Agosti -. Sotto le 22 non si può pensare di poter avere una vita a lungo termine, mentre tra la 22esima e 23esima settimana c’è un lungo dibattito se intervenire o meno a supporto della vita. Ma attenzione, non si deve fare caccia ai record, ci si deve rendere conto come possiamo abbinare tecnologia all’umanità dell’approccio medico».
Nella provincia di Varese i casi di bambini prematuri che nascono sotto il “mille grammi”, considerati “ai confini della sopravvivenza”, ve ne sono una ventina ogni 8mila nati, ovvero uno ogni 400 parti.
«19 settimane è sicuramente incompatibile con una vita extrauterina – prosegue -. Quello che ha sentito e provato la mamma di Castiglione è molto significativo, dipende dal percorso di ogni mamma: si può provare un’emozione che diventi una positività nella negatività, ma è molto legato alla propria sensibilità sul rapporto con la vita. È giusto, quando ci sono le condizioni, dare la possibilità, se una mamma lo desidera, di accompagnare il figlio fino all’ultimo respiro. Da parte degli operatori c’è una grossa responsabilità, non solo dal punto di vista medico: si deve cercare di essere presenti, far sentire che si è vicini ai genitori per il loro bambino che non c’è più. È un comportamento che fa una differenza enorme».
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