Ecco Frank Hassell, il carroarmato di marca Cimberio
Il 25enne pivot americano si presenta: «Adoro vincere, qui posso essere utile e migliorare. Dunston? Me ne parlano tutti bene, proverò a replicare la sua stagione»
Ha un angelo tatutato sulla pelle (in ricordo del papà, scomparso da poco) ma in campo sa essere un diavolo. Ha un soprannome da pugile – Frank the Tank (il carroarmato) – ma mani morbide che gli permettono di fare canestro anche dalla media distanza. Ha una fame di vittorie e di buona cucina ma preferisce mangiarsi gli avversari dei conigli («una delle prime carni che mi hanno offerto in Italia: passo. Ma il resto mi piace tutto»). Franklin Hassell, 2,03 di altezza, nato in Virginia 25 anni fa, parla per la prima volta da giocatore della Cimberio e lo fa mischiando simpatia, rispetto e quella giusta spruzzata di amor proprio che non sconfina nella spacconeria.
Alla seconda stagione al di qua dell’Atlantico, Hassell è chiamato a sostituire il giocatore più dominante della Varese passata, Bryant Dunston, ma forse è l’uomo più indicato a raccoglierne l’eredità. Perché Hassell ha già sostituito Dunston all’Hapoel Holon e non lo ha certo fatto rimpiangere viste le sue statistiche da 18 punti e quasi 15 rimbalzi a partita.
«Non ho mai conosciuto Bryant ma l’anno scorso in Israele ho sentito grandi cose su di lui. Qui è accaduto lo stesso: in questi casi c’è un detto, "ho delle grandi scarpe da riempire" e significa che ho un grosso lavoro da fare per provare a ripetere quello che ha fatto il mio predecessone. Lavorerò per quello».
Sulle modalità che the Tank utilizzerà per entrare nel cuore dei tifosi biancorossi, lui stesso lascia un po’ di suspence: «Pregi e difetti tecnici? Beh, di certo non li spiffero alla prima intervista: lascerò agli avversari scoprire come posso colpire, e spero che passi del tempo prima che prendano le contromisure. Posso però dire che in campo sono duro, aggressivo, competitivo ma anche sempre a disposizione dell’allenatore per dargli quello che serve in funzione dell’obiettivo finale. Ah – aggiunge – scrivete anche che adoro vincere e detesto perdere».
Tenuto d’occhio da San Antonio, Hassell ha per il momento messo da parte il sogno Nba e sa che le sue fortune future passano anche dalle sue prestazioni con Varese. «Gli Spurs hanno un interesse nei miei confronti ma la scelta di venire alla Cimberio non c’entra. Sono qui perché il mio agente mi ha spiegato quanto bene ha fatto la squadra lo scorso anno, delle potenzialità che ha in questa stagione e del fatto che c’era realmente bisogno di un giocatore con le mie caratteristiche. Qui so di poter essere utile e di migliorare, inoltre l’offerta economica era all’interno del "range" che ci eravamo prefissati, quindi non ho avuto dubbi. Tra l’altro, il primo impatto con i compagni è stato positivo: non vedevo l’ora di mettermi al lavoro e ho trovato una squadra che sa essere molto pericolosa da fuori, ma anche con tante altre qualità».
L’Italia e il suo campionato però sono fino a questo momento delle incognite per il pivot cresciuto a Old Dominion. «Non conosco granché riguardo alla Serie A, anche se so che si tratta di una lega molto competitiva in cui ogni domenica bisogna faticare per vincere la partita. Anche dell’Italia come Paese conosco poco; diciamo che quello che so riguarda il cibo e in questi primi pasti ho avuto conferma di quello che speravo. Del resto sono un ragazzo semplice: amo basket, tatuaggi – non so nemmeno quanti ne ho fatti – dormire e mangiare bene». E maltrattare gli avversari, ci si augura da queste parti.
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