Bonghi e statuette piene di hashish, un arresto in Friuli
I militari della Guardia di Finanza in servizio in aeroporto hanno individuato l'anomala spedizione e sono arrivati fino al destinatario, a Udine
Cinque chili di hashish nascosto in bonghi e statuette della Vergine, da far arrivare fino a Udine. La spedizione internazionale di droganon è andata a buon fine: i corrieri postali che si sono presentati alla porta di un pregiudicato di Udine si sono rivelati militari della Guardia di Finanza e così per l’uomo è scattato l’arresto.
L’operazione è stata portata a termine dal Gruppo Investigativo Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza di Trieste, ma tutto ha avuto inizio a Malpensa: qui infatti le "fiamme gialle", insospettite dalle caratteristiche della spedizione passata dai magazzini doganali, hanno effettuato un controllo scoprendo che le pelli di quattro tamburi africani nascondevano hashish, così come alcune statuette votive nello stesso pacco diretto a Udine. Hashish, cinque chili complessivi. I militari hanno seguito e monitorato la spedizione, organizzando una "consegna controllata" per fermare l’aspirante spacciatore udinese, individuato in M.G., italiano di cinquantacinque anni. L’uomo aveva anche tentato di sviare eventuali attenzioni delle forze dell’ordine indicando come destinatario della spedizione una terza persona, peraltro gravata anch’essa da significativi precedenti penali (mossa poco accorta, quanto meno): i controlli incrociati effettuati nelle fasi preparatorie dell’intervento portavano immediatamente a galla i rapporti di conoscenza tra i due, permettendo di individuare con precisione il vero destinatario. Si è così arrivati alla consegna controllata: i militari, travestiti da fattorini, si sono presentati a casa sua e M.G., anziché il pacco tanto desiderato, si è trovato ai polsi le manette.
Anche se certe ingenuità del destinatario possono far sorridere, non bisogna dimenticare che dietro ad operazioni di questo genere c’è una grande attenzione della Guardia di Finanza verso le spedizioni internazionali, pari a quella sui passeggeri in arrivo da determinati aeroporti: la soglia di attenzione rimane costantemente alta verso chi usa l’aeroporto per il traffico internazionale di stupefacenti, siano essi esponenti della criminalità organizzata o spacciatori di piccolo calibro, sarà molto difficile riuscire a farla franca. Nel traffico – specialmente di cocaina – convivono organizzazioni strutturate (capaci anche di procurarsi, con il ricatto e le minacce, i necessari corrieri "ovulatori") e "free lance" che man mano entrano nel giro. Che può diventare molto pericoloso, come dimostra anche la storia – recente e di grande impatto – dei due coniugi milanesi uccisi a Milano, probabilmente dopo che erano passati dal ruolo di piccoli importatori a spacciatori legati al grande narcotraffico.
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