Profughi e sindacati in piazza: “Diamo una vita migliore a queste persone”

Nella giornata di mobilitazione nazionale si è tenuto un presidio pacifico in Piazza Podestà. Presenti anche i richiedenti asilo che da giugno vivono alla struttura di Marzio

Sono venticinque i richiedenti asilo che dal giugno 2013 sono ospitati nella struttura di prima accoglienza a Marzio. Arrivano dalla Libia, dalla Somalia, dall’Eritrea, dal Togo, dall’Albania e negli ultimi giorni hanno "ricordato" la loro presenza in città con uno sciopero della fame che è durato una settimana. Questa mattina, dopo un incontro in Prefettura hanno deciso di fermarlo ma nella giornata di mobilitazione nazionale – intitolata "Fermiamo le stragi nel Mediterraneo" e indetta da Cgil, Cisl, Uil – sono scesi in piazza, per un presidio pacifico, chiedendo che i loro diritti vengano rispettati.
Lo sciopero della fame infatti, era nato dalla loro prolungata permanenza all’algergo Monte Marzio per quattro mesi consecutivi. Una struttura di prima accoglienza appunto, che per queste persone doveva essere un luogo in cui passare al massimo tre settimane, il tempo dell’identificazione, per poi essere trasferiti in un centro di seconda accoglienza. "Siamo isolati e non si muove nulla – spiega Bafadhl Abobakr, Somalo di 66 anni -. Quando siamo arrivati a Malpensa ci avevano detto che saremmo stati qui qualche settimana e invece sono passati dei mesi e non succede nulla. Le nostre carte non vanno avanti", continua in un italiano "masticato" ma con tutta la determinazione per farsi comprendere.

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Una fiaccolata per i profughi 4 di 11

L’incontro di questa mattina in Prefettura ha tranquillizzato gli "animi" ma i richiedenti asilo spiegano che se non succederà nulla torneranno a fare lo sciopero della fame. "La prefettura oggi ha promesso di accellerare i tempi dell’iter burocratico per trovare delle sistemazioni adeguate a queste persone, o famiglie intere, e di provvedere ai casi più urgenti – spiega Sergio Moia, Segretario della Cisl dei Laghi -. Inoltre ci hanno spiegato il motivo per cui queste persone sono rimaste così tanto a lungo in questa struttura. Pultroppo l’identificazione e l’assegnazione di strutture di secondo livello, quelle dove ricevono assistenza e dove parte un progetto di intergrazione, richiedono più del previsto". Una manifestazione, quella di oggi pomeriggio, che ha visto la partecipazione di meno di un centinaio di persone in Piazza Podestà ma che è stata significativa per chiedere al Governo soluzioni immediate ad una situazione, che a livello nazionale come a livello locale, trove risposte che in molti casi non bastano. "Sono persone che scappano da paesi di guerra o dove non sono garantiti i diritti umani – continua Moia -. Sono profughi che vengono qui per cercare una vita migliore". "Noi sappiamo che l’Italia non sta bene e ha tante cose a cui pensare – continua Bafadhl – ma è un paese che amiamo e vogliamo far crescere e studiare qui i nostri figli".

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 11 Ottobre 2013
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