Le discariche abusive, dai boschi alle periferie
Sono numerose le segnalazioni che riguardano anche terreni privati, ma il Comune non sempre ha gli strumenti per intervenire. Anche se i margini esistono: alcuni casi concreti segnalati
Discariche abusive nei boschi, ma anche fin dentro la città, tra vecchi cortili e terreni verdi rimasti incastonati tra palazzi e fabbriche; sacchetti di spazzatura, ma anche amianto abbandonato. È un problema articolato, quello delle discariche abusive all’interno dei confini di Gallarate, spesso sollevato anche da segnalazioni indignate dei cittadini: dare risposte non è sempre immediato, avendo per lo più a che fare con aree di proprietà privata. «Le sanzioni ai proprietari non vengono più date, perché vengono annullate» sintetizza l’assessora all’ambiente Cinzia Colombo, che si sta occupando proprio in questi giorni di alcuni (vecchie e nuove) depositi di materiali e rifiuti. «In passato la normativa prevedeva l’obbligo per il privato proprietario dei terreni di sgomberare in caso di contestazione, oggi non è più così. Non si può intervenire direttamente facendo sgomberare dal privato, se non per colpa diretta del proprietario». Tradotto: o si dimostra che il materiale ammassato è stato portato lì dal privato proprietario del terreno (e in questo caso si può sgomberare la discarica) oppure il Comune ha le mani legate: intervenire per pulire in una zona privata equivale ad un uso improprio di denaro pubblico. «A meno che – continua l’assessora Colombo – non ci siano motivi di salute pubblica, ambientale o di decoro urbano evidente».
I casi concreti sono numerosi, segnalati anche dai cittadini. In Via Lazzaretto a Cedrate il Comune ha rilevato per esempio una significativa discarica di amianto su un terreno privato: in questo caso (vista la pericolosità dell’amianto) interviene il Comune con risorse proprie per pulire l’area, ma poi il privato dovrà provvedere a cintare il terreno, per evitare altri depositi abusivi (per cui potrebbe essere, a questo punto, sanzionato). Altro caso segnalato, un fazzoletto di terreno su via Mameli, a ridosso del ponte dell’autostrada (nella foto): un piccolo spazio invaso da rovi, materiali vari e persino un’automobile ferma da
anni e danneggiata. Possibile che non si riesca ad eliminare? «È stata fatta richiesta al privato, continueremo a verificare». Anche se forse proprio l’ingombrante automobile potrebbe offrire un appiglio per un intervento diretto. Appena di fronte, lo spazio accanto al rilevato dell’autostrada è invaso da altri rifiuti; qui (come nei dintorni della ferrovia) si apre il capitolo delle competenze con i gestori delle infrastrutture pubbliche, come Autostrade e Ferrovie: per esempio chi deve provvedere agli spazi accanto ai rilevati della ferrovia? Pare incredibile, ma la questione della competenza è ancora da risolvere (anche se nei dintorni della stazione, in via Venegoni, si è iniziato a fare qualche intervento di pulizia).
Altro caso tutto particolare, quello del terreno a ridosso della rotonda di via Forze Armate-via Puglia, alle porte di Madonna in Campagna: un’area piuttosto ampia, usata come discarica e deposito (la foto è da Google Street, ma la situazione è simile anche oggi). Con una sorpresa: «Lo spazio occupato abusivamente è comunale: lo abbiamo scoperto circa un anno fa avviando i controlli» dice l’assessora Colombo. La violazione è stata contestata a chi usa il terreno, una persona che aveva creato anche un’altra discarica abusiva in un’altra zona». Un recupero completo della zona è affidato ora al progetto per la realizzazione sul lotto di terreno di case di edilizia sociale e di case di Edilizia Residenziale Pubblica.
Oltre a questi casi "eclatanti" (perché toccano zone residenziali o comunque ben in vista), resta il problema delle discariche abusive "diffuse" che si creano nei boschi e ai margini delle strade nelle zone più periferiche, ad esempio oltre la superstrada 336 (via Sicilia, via Padova e dintorni, dove venne alla luce anche una discarica comprendente amianto). «Per quanto riguarda i rifiuti abbandonati a bordo strada -spiega Colombo – abbiamo attivato un servizio specifico affidato a cooperativa: sta funzionando perché tenendo pulito la quantità si sta riducendo l’abbandono di rifiuti, per esempio in via Sicilia». Il Comune ha verificato quanto funzionasse davvero la cosa, perché c’era anche il timore dell’effetto opposto: che la pronta rimozione dei rifiuti fosse un incentivo ad abbandonarne altri in zona. Sembrerebbe vero il contrario: avere strade pulite anche in periferia riduce il "lancio dei sacchetti" (principio generale, che sarebbe bello veder applicato ovunque in città). La situazione, nelle zone più periferiche, non è comunque risolta: «Per fortuna gli stessi residenti del vicinato spesso raccolgono almeno i sacchetti lasciati ai bordi strada», dice Ida D’Angelo, presidente dell’associazione Buon Vicinato, che ha organizzato alcune giornate ecologiche volontarie ad Arnate e Sciarè. Non si arrendono gli inquinatori, ma anche i volontari, comunque, non si danno per vinti: anche il prossimo anno torneranno alla carica armati di sacchi e guanti.
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