Al circolo sbocciano fiori e libri al posto delle slot machine
Dove una volta erano collocate le macchinette per il gioco d’azzardo oggi sorge una nuova zona dedicata alla cultura, "quel gioco d'azzardo non crea un bell'ambiente"
Fiori e libri al posto delle slot machine. All’interno del circolo cooperativo di Capolago, dove una volta erano collocate le macchinette per il gioco d’azzardo, oggi sorge una nuova zona, dedicata alla cultura e simbolo della nuova filosofia che guida la gestione del circolo.
Il cambiamento è avvenuto nell’aprile del 2013 e, dopo un anno, le tre donne che gestiscono il circolo sono fiere di aver intrapreso quella piccola rivoluzione che ha cambiato la clientela e lo spirito del locale.
«Siamo sempre state contrarie a quel tripodi giochi e all’ambiente che le accompagna – spiegano le gerenti Silvia, Marilena e Susanna -, per questa una delle prime cose che abbiamo scelto di fare arrivate qui è stata quella di far rimuovere le slot machine». Non c’erano stati episodi particolarmente spiacevoli legati al gioco delle macchinette, spiegano le tre donne, «però il nostro progetto era un altro e inoltre non ci piacevano le dinamiche che si creavano attorno al gioco, rendono la gente nervosa e rovinano le persone. Noi abbiamo amici e amiche con figli e volevamo creare un luogo che si rivolgesse a loro, che venisse frequentato dalle famiglie senza il pericolo che i più piccoli venissero attratti dalle luci ingannevoli delle slot machine». 
La scommessa, per quelle che erano le loro aspettative, si è rivelata corretta: «all’inizio il tracollo degli scontrini si è visto subito – spiegano le tre donne -, abbiamo perso tutto un giro di clientela. Lentamente, però, è partito anche il nostro progetto: abbiamo sistemato al cucina, fatto partire i pranzi e le colazioni. Abbiamo organizzato iniziative culturali, promosso feste, portato le donne al circolo. Abbiamo creato un’area con i libri da leggere e tanti tanti fiori da ammirare. Insomma, possiamo dire che è venuto a mancare un introito che però a noi non interessava: preferiamo riuscire a dar vita a questo luogo in un altro modo».
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