La Passione scolpita nel legno d’ulivo

Fino al 10 aprile il battistero ospita la mostra di Cosimo Damiano Latorre ha scelto il legno dell'albero mediterraneo come materiale, le "mani ferite" come parte per narrare il tutto della crocefissione

Sarà visitabile fino a giovedì 10 aprile ad Arsago Seprio, presso il Battistero della Basilica di S.Vittore, la personale di scultura in legno d’ulivo di Cosimo Damiano Latorre. Si tratta di 14 sculture che rappresentano la Passione di Cristo attraverso le sue “Mani ferite” (questo il titolo), mentre una quindicesima scultura è dedicata alla Resurrezione. Gli orari: Venerdì: 19.30-22.00; sabato: 15.00-19.30; domenica 9.00-12.00. Giovedì 10 aprile: chiusura ore 19.30.
E’ la prima volta che queste sculture in legno d’ulivo vengono esposte in una mostra. L’opera, infatti, iniziata nel 2012 si è conclusa giusto nel marzo di quest’anno. Cosimo Damiano Latorre (Matera, 8 febbraio 1946) ha compiuto gli studi classici con una predilezione particolare per la storia dell’arte, rimanendo affascinato in particolare dalla bellezza della scultura greca. Nell’ulivo – che lo incanta con le sue forme, i suoi nodi, le sue venature e il suo calore – trova l’ispirazione che dà origine alle sue opere. Dal 2010 espone ad Angera, dove si è trasferito, e quindi al Sacro Monte di Varese, ad Orino, Porto Ceresio, Ispra, Brebbia, Sesto Calende, Porto Ceresio.
La presentazione delle sculture ad Arsago Seprio è stata condotta dal critico d’arte Valentina Romano, laureata all’Accademia di Brera. L’ulivo – ha ricordato – è noto per la particolarità delle sue venature cromatiche che rendono ogni singola opera d’arte unica. In particolare, Damiano Latorre esprime il dolore e la sofferenza grazie alla raffigurazione delle mani di Gesù durante la Passione.  Così, queste "mani ferite, da accarezzare" diventano sineddoche dell’intero corpo del Cristo e lasciano percepire, in modo vivido e pulsante, la sofferenza che Egli prova. In tal modo, sentiamo, tocchiamo, immaginiamo e riusciamo perfino a vedere il dolore disegnato sul volto e nella contrazione dell’umana carne del Figlio di Dio. Il contenuto sacro finisce dunque per rappresentare un patire universale: quando il Cristo si fa Uomo interpreta tutto il dolore dell’umanità.  L’artista traduce, dunque, in simbolo l’esperienza ancestrale della sofferenza, trasmettendo allo spettatore emozioni forti, rappresentative di valori condivisi. Se all’Artista è affidato il compito di tradurre in simboli i grandi temi e valori universali, allora Cosimo Damiano Latorre è riuscito appieno in questo intento.

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Pubblicato il 25 Marzo 2014
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