Univa: “L’orgoglio manifatturiero è più forte della crisi”

I dati dell'analisi congiunturale, presentata nella conferenza stampa di inizio anno dall'Unione degli industriali, mostrano segnali di ripresa. Brugnoli: «Chi dice che l'industria a Varese non c'è più, non dice il vero»

«Il 2014 si chiude con un miglioramento congiunturale e con un ottimismo, seppur cauto, nelle previsioni per i primi mesi del 2015». Paola Margnini, dell’Ufficio studi di Univa, non usa toni enfatici e tantomeno metafore consumate in tema di ripresa, ma le sue parole e soprattutto le slide dell’indagine congiunturale, presentata nella conferenza di inizio anno degli industriali varesini, fanno ben sperare.
Segnali positivi che si uniscono al sentiment generale che sta maturando a livello nazionale. Un miglioramento da attribuire a tre fattori esterni concomitanti, una sorta di tempesta perfetta in positivo: il cambio favorevole dell’euro, la diminuzione del prezzo del petrolio e la grande immissione di liquidità nel mercato da parte della Bce.
Il dato congiunturale positivo e l’inversione di rotta sono confermati dal 54% degli imprenditori varesini intervistati, secondo cui sono migliorati i livelli produttivi rispetto al passato, mentre solo il 13% ha rilevato un peggioramento, per il restante 33%, invece non è cambiato nulla.
C’è dunque una fiducia ritrovata nei numeri e nei fatti, tanto che il 40% delle imprese del campione si aspetta un ulteriore miglioramento della produzione nei mesi a venire. Si tratta di una tendenza che riguarda anche le filiere di fornitura a monte e non solo quelle più vicine al consumatore finale.
Gli ordini sono aumentati per il 42% delle imprese, stabili per il 43% e peggiorati per il 15%. Dimuniscono complessivamente le ore di cassa integrazione autorizzate (-10,8% pari a 29.071.215) rispetto al 2013.
Il commercio estero varesino mostra luci e ombre a seconda del comparto, comunque il saldo commerciale, seppur in contrazione rispetto al 2013,  è ancora positivo (+2.734 milioni di euro). Le esportazioni faticano ancora ad affermarsi sui mercati emergenti, mentre tengono quelle sui mercati maturi e più vicini, tra cui Germania (874 milioni di euro), Francia (732 milioni di euro) e Stati Uniti (378 milioni di euro).

«Un recente studio della Fondazione Edison – ha commentato Giovanni Brugnoli, presidente di Univa – ha indicato Varese come una delle principali province manifatturiere d’Europa.  Quindi è giusto ricordare quanto conti a nostra economia nel panorama produttivo nazionale ed europeo. Dopo la crisi, la nostra provincia ha una quota di valore aggiunto e occupati nel manifatturiero superiore la 30%, occupa nell’industria oltre 20mila addetti e genera un valore aggiunto per ogni occupato superiore a 50 mila euro. A rispettare questi tre parametri sono solo 53 province, perlopiù tedesche e italiane. E noi ci siamo».
Il messaggio del presidente di Univa è chiaro: questi dati, compresi i quasi sette miliardi di euro di valore aggiunto industriale generato dal sistema industriale varesino, non vanno dimenticati ma valorizzati. Occorre perciò una maggiore consapevolezza di ciò che di positivo c’è nel Paese, richiamo che Vittorio Gandini, direttore di Univa, sintetizza nel titolo dell’editoriale nell’ultimo numero  di "VareseFocus": "Orgoglio contro pregiudizio".
 
«Sono numeri strutturali – conclude Brugnoli – e questo orgoglio manifatturiero va fatto valere contro chi dice che l’industria a Varese non c’è più. Semmai è un’industria in cambiamento che partendo dalla tradizione della manifattura sta diventando sempre di più high-tech».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 09 Febbraio 2015
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