Bruciata l’auto del segretario comunale. Il sindaco: “Un atto mafioso”

La sorpresa durante il consiglio comunale di martedì sera, nel parcheggio. Ritrovati di fianco alla vettura una tanica di benzina e dei sassi. Il primo cittadino Guzzetti dal Prefetto

Bruciata l'auto del segretario comunale

Bruciata l’auto del segretario comunale di Uboldo. È accaduto martedì sera, durante il consiglio comunale cittadino, intorno alle 22, quando sul posto sono dovuti intervenire i vigili del fuoco per spegnere le fiamme. Vicino all’auto, come a sottolineare non si tratti di un incidente, sono stati ritrovati una tanica di benzina e dei sassi.

L’auto data alle fiamme, una Peugeot 306, è quella che appartiene a Paolo Alamia, segretario comunale da diversi anni. L’atto che risulterebbe quindi essere intimidatorio, segue una serie di fatti che si sono succeduti negli ultimi mesi: prima volantini anonimi contro il primo cittadino, Lorenzo Guzzetti, poi i gli atti vandalici con l’auto del sindaco, righe e sassi.

Ad accorgersi di quano stava accadendo nel parcheggio, è stata una donna che ha subito dato l’allarme al consiglio comunale. Immediamente sono state spostate le altre auto, per evitare che l’incendio si propagasse alle vetture vicine, qualcuno ha messo mano agli estintori e poi sono arrivati i vigili del fuoco che hanno messo sotto controllo la situazione.

Mercoledì mattina, dopo lo sconcerto di martedì sera, Guzzetti si è recato dal prefetto di Varese per analizzare la situazione. «Abbiamo forse toccato uno dei punti più bassi della storia di questa comunità – racconta il primo cittadino -. Una tanica di benzina e dei sassi sono appunto stati ritrovati vicino alla macchina. Un gesto ignobile, meschino, vergognoso. Un gesto mafioso».

Guzzetti esprime così la sua vicinanza al segretario: «Il Dott. Alamia in questi anni da Segretario Comunale mi ha insegnato una cosa che tengo sempre nel cuore e nella mente: “Sindaco, si ricordi bene, lo Stato non si piega. Mai“. Questa sera sono le prime parole che ci siamo detti io e lui. E sono le parole che sento più che mai nostre: non arretriamo, non ci pieghiamo di fronte a questa barbarie. Certo è che l’escalation delle cose è davvero stucchevole».

«In questo momento non ho paura, affatto – conclude Guzzetti -. Conosco il mio lavoro e conosco perfettamente i rischi a cui vado incontro ogni giorno che metto il mio culo su quella sedia. Lo so dal primo giorno. Lo Stato non si piega e lo dimostreremo ancora una volta. Io non mi piego. Cari cittadini, cari uboldesi, ma soprattutto cari giovani, ragazzi e ragazze: ricordate sempre che possono anche farci tacere, possono provare a calpestarci, a chiuderci la bocca, ma lo Stato non arretra e non si piega. Mai. Si vergognino coloro che hanno avuto a che fare con questa gente qui e che lerciano quotidianamente il nostro Stato, la nostra Bandiera, la nostra Italia. Gente ignobile che non merita rispetto. Chiedo solo a chi deve metterci nelle condizioni di lavorare, e quindi al Prefetto e a tutti i suoi collaboratori, di metterci nelle condizioni migliori di sicurezza davanti a invasati come questa gente qua».

di manuel.sgarella@varesenews.it
Pubblicato il 01 aprile 2015
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