Le panchine e il rancore
La manifestazione per "Varese città sicura" nasconde il fallimento di una politica immobile per oltre un ventennio
Un centinaio di cittadini si sono trovati di fronte alla caserma Garibaldi, e da lì si sono mossi verso piazza Repubblica. Hanno scelto di manifestare per una “città sicura” in due luoghi simbolo del fallimento della politica a Varese negli ultimi due decenni.
Distante pochi metri, sotto un cielo azzurro e terso, quasi come quelli marini, due ragazze sole se la raccontavano sedute tranquillamente su una panchina. Nelle strade limitrofe gli schiamazzi di tanti capannelli di giovani fuori dai locali. Due immagini davvero distanti del modo di vedere e sentire Varese.
Le ragioni del presidio voluto da esponenti di Forza Italia sono serie e non possono esser liquidate con due battute. È però evidente che la narrazione esasperata, a cui abbiamo assistito negli ultimi giorni, non risponde per nulla alla quotidianità della vita a Varese. C’è chi ha paragonato la città a Scampia, chi usa nei giorni pari la parola allarme e in quelli dispari la parola Bronx, chi invoca l’intervento dell’esercito, chi chiede, perfin nelle aule parlamentari, che il ministro dell’Interno venga a Varese senza scorta, lasciando così presagire, mentre si sventola una pagina di giornale, che ormai i rischi sono altissimi per chiunque giri senza la polizia a due metri di distanza.
Poi ci sono le due giovani ragazze sulla panchina. Per le vie della città se ne vedono tante, in qualsiasi giorno della settimana. È un buon indicatore per un territorio. I giovani lo conoscono e sanno bene che alcune zone sono sicure ed altre meno. Se la riflessione partisse da qui forse sarebbe meno difficile provare a trovare soluzioni senza continuare a gridare.
Torniamo così ai due luoghi simbolo da cui siamo partiti.
Varese è cambiata in questi anni. Quello che è rimasto immobile è un ceto politico incapace di affrontare le questioni per quello che sono. Solo in Emilia, e nemmeno dappertutto, abbiamo avuto maggioranze invariabili negli ultimi vent’anni.
Ogni volta che il tema della sicurezza viene agitato in modo strumentale è una sconfitta per tutti. Ci si difende dietro fatti di cronaca, seppur delicati e sintomo di disagi reali, per tornare ad alimentare la paura anziché cercare soluzioni.
La manifestazione di piazza Repubblica è l’immagine perfetta di questo modo di gestire un tema così serio. La sua scarsa riuscita dovrebbe far riflettere i suoi promotori e le tante persone pronte a esprimere, senza tanti problemi, il proprio rancore e risentimento verso un mondo che cambia e che mescola sempre più colori delle pelli.
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