Sulla fornace della Rasa occorrono certezze

Pubblichiamo la nota di Rocco Cordì, in riferimento all’ipotesi di abbattimento della vecchia fornace della Rasa

fornace rasa

Dopo l’ultima riunione in Commissione Urbanistica a Varese e le polemiche seguite all’ipotesi di abbattimento della vecchia fornace della Rasa, pubblichiamo la nota di Rocco Cordì. La foto è di Carlo Meazza 

La polemica di questi giorni sulla Fornace della Rasa rischia di mettere sullo sfondo i temi emersi realmente in commissione urbanistica. E’ vero, come sostiene l’Assessore Binelli, che in discussione c’era la richiesta della proprietà di “declassare” il vincolo storico su uno degli edifici e non la demolizione della fornace, ma è altrettanto vero che la discussione si è sviluppata sull’intero comparto. E’ pure vero che l’accoglimento della richiesta non comporta automaticamente la demolizione della fornace, ma è altrettanto vero che le possibilità del suo recupero si allontanano.

Che il rischio esista viene ammesso, seppure indirettamente, dallo stesso Assessore quando afferma “costringere la proprietaria al costosissimo salvataggio di un edificio accessorio avrebbe compromesso qualsiasi speranza di far recuperare l’edificio principale, quello della Fornace, anch’esso pericolante e bisognoso di molte risorse economiche per la sua conservazione”.

Ora a parte il fatto che la proprietà avrebbe dovuto preoccuparsi dello stato degli edifici ben prima del loro disfacimento e che nessuno è intervenuto per imporre almeno la loro messa in sicurezza, resta da chiarire chi e con quali risorse garantirà il recupero della fornace. La proprietà infatti una volta ottenuta la decadenza del vincolo sul cosiddetto edificio accessorio e avviate le possibilità edificatorie di circa 4.500 mc (!) (generosamente offerte nel PGT) potrebbe considerare eccessivamente oneroso il recupero degli altri edifici. Allora cosa è necessario fare “ora” perché ciò non accada? Se l’Assessore è in grado di rispondere a questa domanda saremo, almeno in parte, un po’ più tranquilli. Solo in parte, sì. Perché comunque vada la ferita inferta a quell’area resta aperta in quanto la decisione di collocarla nel PGT tra le cosiddette AC (area di completamento) è stata comunque una forzatura ingiustificabile… cosa c’era da “completare” in un area con edifici ormai ridotti al rango di ruderi e completamente circondata da aree boschive resta tuttora un mistero. Considerate le peculiarità richiamate potevano ovviamente essere trovate altre soluzioni, ma com’è noto la maggioranza non ha voluto sentire ragioni su questo come su altro comparti. Eppure stiamo parlando di un territorio in cui è collocata la principale sorgente dell’Olona e che rientra nelle tutele normative del Parco Regionale Campo dei Fiori. Esprimere delle critiche o delle preoccupazioni in assenza di un quadro di riferimento certo è il minimo che si debba fare.

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Pubblicato il 11 maggio 2015
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