Chiude Brumana, il tempio del cucito

A fine anno "tireranno giù le serrande" della merceria storica di Varese, dopo quasi 90 anni di attività

Nel regno di Brumana

Ogni volta che le “ragazze” lo dicono, spesso sottovoce come una informazione di servizio, gettano nello sconforto le ancora numerose clienti. Ma ormai è definitivo: la Merceria Brumana chiude.

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Lo storico negozio di via Morosini a Varese (esiste dal 1927, cioè da circa 90 anni) “tirerà giù le serrande” definitivamente a fine anno e pian pianino le collaboratrici stanno avvertendo le habituèes del negozio che ha accompagnato sarte, appassionate di ricamo, virtuose del cucito e in generale del fai da te che comprenda ago, filo e ferri. E ogni volta che, a bassa voce, lo dicono, si ritrovano sguardi sgomenti e occhi velati dal dispiacere: «Non dico altro, perchè sennò piango anch’io» spiega una delle ragazze a una cliente abituale, che ci impiega qualche minuto a riprendersi.

«D’altra parte, noi rappresentiamo un mondo che non c’è più – spiega il titolare, Franco Brumana, terza generazione di un’idea imprenditoriale nata nella bergamasca – È proprio cambiato il mondo, e il commercio come lo intendevamo noi. Ora c’è la grande distribuzione, i negozi che vendono a poco o niente, la qualità che non conta più». Così, non si ripara più con cura il capo di pregio, non ha più senso un ricamo prezioso: e anche il concetto stesso di merceria finisce per perdersi.

Tant’è vero che: «La nostra clientela si è fermata a una generazione. Quelle dopo hanno perso l’abitudine a sostituire bottoni, imparare il ricamo, mettere toppe o realizzare capi in stoffa. Restano le appassionate». Le ragazze ancora sono pronte a consigliare le signore che entrano: si chiamano Elena, Erica e Raffaella «A dire il vero Raffaella è appena andata via, ha colto un’occasione che le si è presentata. Ma mi piace citarla perchè è stata con noi 37 anni» spiega Brumana.

L’attività è nata nei primi del novecento, nelle valli della Bergamasca: «I nostri vecchi erano di Costa Valle Imagna, erano venditori ambulanti: prima a piedi, poi con il carro ed il cavallo. Partivano dal paese, giravano a piedi intorno al Resegone e andavano in Valmadrera, dove compravano i filati e i bottoni in madreperla. Poi si muovevano e andavano a vendere. Al paese tornavano due o tre volte all’anno».

I tempi erano quelli del primo dopoguerra: solo dopo cominciano il nonno Giovanni, il papà Ermanno e tutti gli zii e cugini, ad aprire negozi: in tutto saranno 27, negli anni d’oro.  «Quello di Varese è aperto nel 1927: prima in via Bernasconi, poi dove ora c’è il negozio Angelucci. Io ho cominciato nel 1964, ma il negozio è gestito da me, mia moglie e le ragazze dal 1995».

Il motivo per cui il negozio chiude è il solito: «Le tasse che aumentano, i costi, la crisi. Poi l’età avanza e ti cominci a domandare se valga la pena continuare». Ma le parole di Franco Brumana sono più profonde: «La mia generazione ha raccolto un lavoro già fatto, non ha fatto altro che portare avanti una impresa già pronta. Il grande lavoro, i veri grandi commercianti, sono stati i nostri vecchi. E ora è tutto cambiato, e si chiude».

Stefania Radman
stefania.radman@varesenews.it

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Pubblicato il 05 Novembre 2015
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