Plinio Trevisan, l’uomo che spiega la meccanica

A Palazzo Minoletti la mostra personale di un artista ma soprattutto di un grande disegnatore: con il suoi esplosi e spaccati "racconta" elicotteri, aerei, macchinari

Plinio Trevisan

Smontava con lo sguardo ogni oggetto, lo trasformava in linee pure e lo mostrava a tutti. Plinio Trevisan abita a Gallarate, ha 90 anni e nella vita ha fatto molte cose: a renderlo noto a molti, nel mondo dell’industria, era la capacità di disegnare in modo chiaro – perfetto nella riproduzione – gli “esplosi”. La capacità, cioè, di mostrare su carta di quali parti è fatto un oggetto e come si assembla: una valvola, un giunto, la leva di una frizione, un aereo intero. Spiegava la meccanica, nel senso che la dispiegava sopra a un foglio. Chiara, nitida, evidente.

Adesso ci sono il Cad e i programmi di grafica, allora – prima degli anni Ottanta – era tutta questione di mano, di testa, di visione teorica. «Quando mi sono messo in proprio nel nostro studio non c’era nessuno che sapesse disegnare in modo chiaro come me. Quando ne ho trovato uno bravo, l’ho assunto subito, senza esitazione» racconta Plinio, davanti ad una delle tante tavole tecniche che ha disegnato. I suoi quadri e le sue opere tecniche sono in mostra a Palazzo Minoletti, in piazza Garibaldi a Gallarate, fino a domenica 30 gennaio.

Trevisan ha alle spalle una vita avventurosa, tante città e tanti lavori diversi. Nato a Pola nel 1926, ha quasi vagato su e già per la costa adritica orientale, dal porticciolo di Lussinpiccolo fino ai grandi cantieri di Trieste e Monfalcone (con alcuni anni a Napoli). Un esule istriano anomalo, che dalla sua terra (annessa alla Jugoslavia) è partito senza avere legami solidi da salvaguardare, guardando al futuro da costruire. Ha fatto il disegnatore, il marinaio, l’aiuto cuoco, il poliziotto del Territorio Libero di Trieste con gli angoloamericani. A inizio anni cinquanta è approdato alla Piaggio di Finale Ligure (ma era “conteso” da quelli della Piaggio di Pontedera, «dove disegnavo i cataloghi della Vespa»), nel 1956 è arrivato in Lombardia per lavorare all’Agusta, che stava passando con sempre più decisione dalle moto agli elicotteri. «Fino al sessantaquattro ho fatto di tutto, nel settore pubblicità ma anche i disegni per la figlia degli Agusta» ricorda con un sorriso sulle labbra (dietro di lui, un suo manifesto celebra l’intervento degli elicotteri Agusta per i soccorsi dopo un terremoto).

A metà anni Sessanta, la svolta: si stabilisce definitivamente a Gallarate e apre uno studio suo, la TPS. «Che stava per Technical Publication Service, perchè ero con il mio socio Elio Merindiani, ma poteva anche stare per Trevisan Plinio Studio» dice scherzosamente. Fanno “esplosi”, redigono manuali tecnici, libretti d’istruzione, disegnati in bianco e nero e a mano («perché allora era impossibile fotocopiare le foto, perdevano nitidezza»). Studiano i loghi per decine di aziende, della zona, lombarde, nazionali. «Siamo arrivati ad avere 32 dipendenti, una sede da 1000 metri quadri, con un centro stampa completo». Nel 1985 scioglie la società e si lancia in una nuova avventura, questa volta tutta personale: STP (Studio Trevisan Plinio), fino al 1996. Ha poi lavorato ancora come libero professionista.

Accanto a disegni tecnici, “spaccati”, “esplosi”, ci sono i quadri, che raccontano i brani di una vita lunga: il piccolo cantiere navale di Pola lasciato a fine della guerra, le suggestioni del minuto paesaggio ligure di caruggi e case colorate, le navi in mare ricordo del padre ufficiale di macchina sui bastimenti.

Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it

Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare a VareseNews.

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Pubblicato il 28 Gennaio 2016
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