Branka e le altre, quando il carpooling diventa il social dei frontalieri

La storia di chi ogni giorno per muoversi condivide auto, spese e tragitto con l’obiettivo di passate tre ore di strada senza troppo stress. Il segreto? “Pianificare il tragitto e parlare tanto, e di tutto»

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Passare tre ore del giorno in auto per andare al lavoro può essere inferno o gioia: alzarsi presto al mattino e macinare decine di chilometri non piace a tutti.

Per questo molti fontanieri si accordano per raggiungere insieme il “posto”: abbiamo raccontato qualche giorno fa i luoghi di ritrovo, e gli strumenti utilizzati da questi lavoratori spesso già in pista ad orari improbabili, e per questo spesso “anonimi”: ci sono, ma via via che ci si allontana dalle zone di confine diventano, appunto frontalieri. E basta.

Oggi parliamo della storia di Branka: assieme ad altri colleghi di lavoro ci ha raccontato come funziona l’inizio di una giornata per arrivare in auto in Svizzera. A dire il vero si comincia a pensare a come organizzare il tragitto già la domenica.

«Siamo cinque donne e 1 uomo…e già vi lascio immaginare (nella foto, il selfie scattato questa mattina, giovedì 18 febbraio). Lavoriamo a Lugano. Io sono di origine croata, cittadina anche italiana, sposata con un Varesino DOC In tutto, il “giro” è composto da tre varesine, una varesotta e un bergamasco. La domenica sera, in genere, preparo un planning di chi dovrà guidare e in quale giorno della settimana… la difficoltà e’ che non tutti lavoriamo da lunedì a sabato. Siamo tutte commesse (e commesso)… gli orari sono gli stessi per tutti, ma lavoriamo in negozi diversi».

Il tragitto parte da Varese, in realtà città di confine perché distante dal Ticino solo pochi chilometri: spesso per soddisfare tutti gli amici e colleghi, e accordarsi sui tempi di partenza ci vuole in testa un percorso ben definito, ma può far sempre comodo un “piano B” se qualcosa va storto, come le mattine particolarmente trafficate.

«In 3 abitiamo a Varese, gli altri a Rodero, Cuasso e Saltrio, per cui in base a chi e’ presente e a chi guida cambia anche il tragitto: a volte transitiamo da Gaggiolo e poi autostrada, altre volte Porto Ceresio-Capolago. In caso di ingorghi chilometrici ci avventuriamo sulle strade secondarie, tra valli e monti e paesini che nemmeno conosco!».

«Partiamo da Varese alle 7,30 per arrivare a Lugano verso le 8,50. Abbiamo un parcheggio in centro Lugano (roba da da ricchi) di cui dividiamo l’affitto grazie al fatto di essere in tanti ;-)».

Una vita di non solo sacrifici, però. Lo stipendio è superiore a quello italiano, sebbene negli ultimi anni, per via della crisi, a fine mese la busta paga si sia un po’ assottigliata. Per questo condividere l’auto rappresenta anche una scelta dettata dal portafoglio. Ma non è solo questo che spinge Branka e le altre colleghe a trovarsi ogni mattina.

«Passiamo insieme 3 ore al giorno in auto, ma non è un problema, innanzitutto perché siamo tutti felici e contenti di avere un lavoro e poi ci divertiamo molto…! Spariamo un sacco di cazzate di ogni genere, vi lascio immaginare, e sui più svariati
temi. Se l’argomento delle chiacchiere o delle discussioni e’ interessante e non si esaurisce, prosegue con la puntata successiva!
Molto spesso siete voi, Varesenews, a darci spunto, commentando una notizia pubblicata».

Una sorta di “momento social”, vissuto in uno spazio condiviso e a cavallo fra due stati. Branka e i suoi colleghi hanno creato un gruppo WhatsApp, e sono tutti collegati a Facebook: commentano le pagine che parlano dei frontalieri, intervengono nel dibattito che li riguarda.
Qualche anno fa il programma svizzero “Frontaliers” divenne tormentone anche in Italia: uno sketch televisivo che metteva in scena l’eterna lotta fra fra Roberto Bussenghi e Loris Bernasconi, frontaliere uno, guardia di confine l’altro: chissà mai che il prosieguo di questa “sit-com” non parta proprio da qui: dalla storia di chi si muove insieme per andare al lavoro e di quello che accade nei pochi centimetri condivisi sotto lo stesso tettuccio.

Andrea Camurani
andrea.camurani@varesenews.it

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Pubblicato il 18 Febbraio 2016
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