Bruxelles paralizzata raccontata dai varesini

Aria tesa nella capitale belga, da mesi al centro di indagini, operazioni antiterrorismo, movimenti jihadisti

Attentato Bruxelles

I racconti della situazione a Bruxelles nelle parole di alcuni varesini che vivono o lavorano nella capitale belga, da mesi al centro di indagini, operazioni antiterrorismo, movimenti jihadisti.

Vincenzo Salvatore è un avvocato varesino e docente dell’Università dell’Insubria. Da anni pratica la professione a Bruxelles come associato di un importante studio legale. L’attentato che ha sconvolto la città lo ha colto lontano: « Sono spesso in giro e anche adesso sono in un aeroporto. Ma è stata solo una coincidenza: io frequento lo scalo molto spesso e vivo a cinque minuti dalla fermata della metropolitana. È inquietante, ma si sapeva che la città fosse un obiettivo dei terroristi: un mese fa era rimasta paralizzata tre giorni in un’operazione di intelligence. C’erano state molte critiche per la paura che si era seminata. Ritengo, però, che solo una collaborazione stretta tra forse di polizia e di intelligence di tutti i paesi potrà creare una minima protezione anche se non si potrà mai fermare la scheggia impazzita che agisce da solo. Bruxelles, come Londra, dove abitavo quando ci furono gli attentati, o New York o Parigi sono città simbolo e attaccarle ha un’eco smisurata. Io tornerò presto a Bruxelles, non ho paura. Occorre non cedere a questa strategia del terrore anche se occorre essere consapevoli che la via dell’integrazione è irta di difficoltà, il dialogo interreligioso pieno di tensioni. Solo con politiche di collaborazioni lucide ed efficaci si riuscirà a opporre un’efficace opposizione»

Marco Introini, fotografo documentarista e docente al Politecnico, vive e lavora tra l’Italia e Bruxelles. Il suo racconto rende bene l’idea del clima che vive la capitale belga, divenuto uno dei punti caldi d’Europa da almeno un anno: «Oggi sarei dovuto andare a fotografare prendendo la linea metro colpita, ma visto la dinamica degli attentati in aeroporto, stavo pensando di prendere il bus» racconta Introini, che abita nella zona di Tervuren (zona esterna che affaccia verso l’area “europea”, delle istituzioni UE. «La fortuna comunque a voluto che mi attardassi a scrivere alcune mail. Per ora si hanno poche notizie dalla TV: vedendo dalla finestra di casa è tutto bloccato con via vai di mezzi di soccorso e sicurezza. La metropolitana è stata chiusa, si vedono bus e tram ancora in circolazione».

Ignazio Cocchiere è un giocatore di calcio varesino (ma anche assistente parlamentare) che vive a Bruxelles, dove gioca nel Saint Gilloise, squadra della popolosa prima periferia Sud della città: «Io sto bene, non ero nei paraggi degli attentati. Il clima in città è teso».

Simona Bonafè, europarlamentare del Partito Democratico originaria di Azzate, commenta la situazione dall’interno del Parlamento Europeo, dove si trova con i suoi colleghi: «Siamo qui dalle 8.30, ci hanno detto di non uscire e proseguiamo i lavori – spiega -. La situazione è surreale, ci vogliono colpire nei nostri valori fondamentali, nella libertà di circolazione in questo caso. Per noi che in aeroporto ci passiamo molto tempo è difficile, ma non dobbiamo farci prendere dalla paura. Per vincere contro il terrorismo bisogna che il Parlamento sia unito. Credo che la filosofia di fondo debba essere in linea con la filosofia italiana: il terrorismo si combatte con cultura e integrazione a lungo termine, non solo con prevenzione e sicurezza».

Sandro Zampolli, luinese da parecchi anni a Bruxelles, racconta la sua personale esperienza: «Abbiamo seguito le indicazioni della Polizia che ha chiesto ai cittadini di evitare spostamenti, siamo a casa e stiamo seguendo gli avvenimenti dalla tv e da internet. Io ho lavorato tanti anni al parlamento europeo e la mia ragazza ci lavora ancora. Sapevamo che doveva succedere, l’allarme era stato diramato dalle autorità che si aspettavano l’attacco e proprio stamattina sono riuscito a fermarla prima che partisse per andare al lavoro. Dopo la cattura di Salah credo che i terroristi abbiano accelerato la tempistica. Siamo abituati da diversi mesi a vivere nella tensione, purtroppo».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 22 Marzo 2016
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