Quel terremoto in Friuli che 40 anni fa mobilitò anche i varesini

Anche il Varesotto fu protagonista della grande esperienza di ricostruzione grazie al commissario Zamberletti e ai tanti volontari che partirono. In uno dei comuni colpiti le vie Albizzate e Sesto Calende

I varesini in Friuli per la ricostruzione dopo il terremoto

La terra cominciò a tremare la sera del 6 maggio del 1976 alle 21 in un’area di 5mila chilometri quadrati nella zona a nord di Udine. Fu la più devastante e inaspettata nonostante le altre che seguirono alcuni mesi dopo. La terra si mosse con violenza inaudita sotto i piedi di 120 comuni tra i quali Gemona del Friuli, Forgaria nel Friuli, Osoppo,Venzone, Trasaghis, Artegna, Buia, Magnano in Riviera, Majano e Moggio Udinese. Il Friuli piombò immediatamente in un teatro di guerra che coinvolse 600mila abitanti. Uno su sei fu costretto a sfollare dalle 75mila case danneggiate. E alla fine la conta più drammatica: quella notte morirono 965 persone e altre 24 nelle scosse di settembre dello stesso anno.

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A quarant’anni da quell’accaduto, venerdì 6 maggio, si fa memoria. Si ricordano le vittime, la devastazione, la disperazione di quei momenti ma con maggiore forza si ricorda anche quello che avvenne in seguito e che ha avuto dell’incredibile: la generosa e spontanea mobilitazione dei cittadini di tutta Italia.

Enti, associazioni, oratori, gruppi di amici e singoli cittadini: da ogni dove la gente si organizzò per raggiungere le terre colpite dal sisma, si rimboccò le maniche e contribuì a dare vita a quello che ancora oggi risulta come uno dei più straordinari modelli di ricostruzione nel nostro paese. Nulla a che vedere con altre esperienze avvenute in seguito, dove l’aiuto si è spesso macchiato di errori, sprechi e corruzione.

Quello che avvenne in Friuli fu molto diverso e quelle terre portano nel cuore quella generosità che spinse la gente a partire per dare una mano. In quella positiva esperienza di aiuto la provincia di Varese è stata tutt’altro che spettatrice. Grazie ai volontari e all’allora commissario straordinario nominato dal Governo fu vera protagonista della ricostruzione.

I varesini in Friuli per la ricostruzione dopo il terremoto
Alcuni volontari con Padre Gianni Nobili

I primi si organizzarono e partirono da molti paesi del Varesotto. Ci furono giovani da Busto Arsizio, da Malnate, da Albizzate, da Sesto Calende, da Solbiate Arno, da Ferno e da chissà quanti altri paesi. Molti furono coinvolti anche grazie ad una figura straordinaria venuta a mancare pochi giorni fa: il missionario comboniano padre Gianni Nobili che da Venegono organizzo il gruppo “Braulins” che si recò nel Comune di Trasaghis, nella frazione di Braulins. Li venne organizzato un campo di lavoro con i ragazzi della provincia di Varese, di Como e di Milano: solo da Sesto Calende, ad esempio, partirono verso quella zona 20 volontari, molti altri ne partirono da Albizzate insieme ad un gruppo che allora si chiamava Lo Scandaglio. Poi da Malnate e Solbiate Arno. Al volontariato si aggiungono anche i tanti varesini che a quell’epoca prestavano il servizio militare o erano nell’esercito o nelle forze dell’ordine che prestarono un’opera fondamentale soprattutto durante la prima ondata dell’emergenza.

«Il campo era costituito da un ampio spiazzo di ghiaia, alcune tende militari come deposito viveri, vestiario e infermeria, una tettoia per la cucina e allineate su cinque file le tende delle famiglie di Braulins – raccontano i volontari di Sesto Calende in un articolo pubblicato in questi giorni sul giornalino comunale -. In fondo c’era una grossa tenda che era la scuola. La vita nel campo fu un esempio di come nonostante tutto la collaborazione possa aiutare a raggiungere l’obiettivo. tant’è che oggi ricordiamo con piacere e commozione quei momenti di condivisione».

Per capire quanto siano ancora riconoscenti gli abitanti del Comune di Trasaghis ai varesini che partirono dopo il terremoto basti pensare che oggi in paese esistono due vie molto significative: via Albizzate e via Sesto Calende.

L’altro grande protagonista della ricostruzione fu Giuseppe Zamberletti, nato a Varese e oggi 83enne considerato il padre della Protezione civile italiana, che allora venne chiamato dal Governo come Commissario straordinario per la ricostruzione. Zamberletti diede vita ad uno dei più straordinari esempi di ricostruzione della storia italiana moderna.

I varesini in Friuli per la ricostruzione dopo il terremoto
Zamberletti in una foto dll’epoca

Su invito dei sindaci friulani anche l’amministrazione di Albizzate e alcuni gruppi da Sesto Calende, compreso il coro cittadino, parteciperanno alla cerimonia di commemorazione per i 40 anni dal terremoto che si tiene venerdì 6 maggio alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

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Tomaso Bassani
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Pubblicato il 05 Maggio 2016
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