“Niente compiti delle vacanze? Solo se c’è un’alternativa valida”

Alberto Pellai, medico e psicoterapeu­ta dell’età evolutiva, commenta la decisione del papà varesino di non far fare i compiti assegnati: "Niente di deplorevole ma andava negoziato con la scuola e senza clamore"

compiti per le vacanze

alberto

Non fa svolgere i compiti delle vacanze al figlio che frequenta la scuola media e motiva la sua decisione con una lettera ai docenti.
Lettera che viene postata su Facebook e in un attimo diventa “virale”, raccoglie migliaia di like e commenti, di genitori favorevoli e contrari a questa decisione.

Compiti delle vacanze sì o no? E questo genitore varesino ha fatto bene a comportarsi così, valutando in autonomia di contrastare la scuola e decidendo di condividere la sua scelta con i social?

Lo abbiamo chiesto ad Alberto Pellai medico e psicoterapeu­ta dell’età evolutiva, ricercatore presso il dipartimento di scienze bio­mediche del­l’Università degli Studi di Milano, dove si occupa di prevenzione in età evolutiva.
E’ autore di molti libri rivolti a genitori, insegnanti, adolescenti e bambini e tiene incontri e corsi destinati agli adulti e ai ragazzi.

“Ho letto la lettera di questo papà e la prima cosa che posso dire è che mi sembra competente e il progetto mi pare adeguato, ma ci sono alcune cose da precisare, la prima è che ha messo in discussione l’alleanza scuola- famiglia“.

“La proposta è valida – ribadisce il dottori Pellai -, pone l’accento più sul “saper essere” che sul “sapere”, ma forse il papà avrebbe dovuto discuterne con i docenti, e solo con loro, prima delle vacanze. Non fare i compiti durante le vacanze estive non è una cosa così deplorevole, a una condizione però, che ci sia una valida alternativa.
Non dimentichiamoci che ci sono minori che durante le vacanze estive hanno attorno a sé il vuoto, che sanno riempire solo con videogiochi o con la televisione. E che ci sono genitori che vorrebbero le scuole aperte anche alcune settimane d’estate: sarebbe bello che la scuola potesse dare anche a questi ragazzi la possibilità di fare esperienze sul campo così come è accaduto al figlio protagonista di questa lettera, aprendo un cantiere ad esempio, facendo fare attività pratiche. Ma non è così, quindi i compiti delle vacanze possono essere un valido aiuto e validi alleati“.

“Una lettera di questo tipo -conclude Pellai – racconta un conflitto tra scuola e famiglia che non ci deve essere. Lo scopo è invece costruire alleanze e cercare progetti educativi da negoziare e condividere”.
Magari lontano dai riflettori del web.

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Pubblicato il 14 settembre 2016
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