Recupero dei seminterrati esistenti: via libera in Commissione Territorio
Il progetto di legge, approvato a maggioranza, andrà in Aula il 21 febbraio. Ecco cosa prevede e quali sono le criticità
Via libera a maggioranza in Commissione Territorio, presieduta da Alessandro Sala (Lista Maroni), al progetto di legge per il recupero dei vani e dei locali seminterrati esistenti, sul quale il relatore Fabio Altitonante (FI) ha presentato oggi alcuni emendamenti «con l’obiettivo di recepire alcuni dei contributi e dei suggerimenti emersi durante le audizioni e il confronto in Commissione». Il testo finale definisce come seminterrato
Il piano di un edificio il cui pavimento si trova a una quota inferiore, anche solo in parte, rispetto a quella del terreno posto in aderenza all’edificio, e il cui soffitto si trova, anche solo in parte, a una quota superiore rispetto al terreno posto in aderenza all’edificio.
Viene quindi specificata meglio la parte del testo che, nel caso di incremento del carico urbanistico, regolamenta l’obbligo di reperire nuovi spazi per parcheggi e servizi consentendo, in caso di difficoltà nel reperimento, la possibilità di monetizzarli. Viene inoltre indicato un termine massimo perentorio di 120 giorni dall’entrata in vigore della legge, entro il quale a ciascun Comune resta in ogni caso la facoltà di disporre l’esclusione di parti del territorio dall’ambito di applicazione della legge stessa, per esigenze legate alla necessità di tutela paesaggistica, rischio idrogeologico e difesa del suolo.
Approvato anche un emendamento di Riccardo De Corato (FdI) che, nel confermare anche per questo provvedimento le norme dell’art.72 della legge regionale n°12 del 2005, vieta la possibilità di recuperare i seminterrati per adibirli a finalità di culto. «Con questo progetto di legge perseguiamo un duplice obiettivo –ha detto il relatore Fabio Altitonante (FI): -da una parte regolarizziamo, rendendoli abitabili, i seminterrati, spesso utilizzati oggi come taverne o magazzini o come stanze di lavoro e studio, dall’altra diamo nuovo impulso e spinta al settore edile, tuttora ancora pesantemente condizionato dalla crisi economica. Il tutto senza nuovo consumo di suolo e con interventi mirati al contenimento dei consumi energetici».
La proposta di legge vuole facilitare la ristrutturazione di ciò che già esiste, ma che non viene sfruttato, consentendo di recuperare i seminterrati per un uso abitativo, commerciale o terziario. Uno dei parametri a cui il nuovo provvedimento permette di derogare è l’altezza dei locali da recuperare, che comunque non potrà essere inferiore a 2,40 metri (oggi la legge prevede che non possa essere inferiore a 2,70 metri): ogni intervento dovrà essere effettuato nel pieno rispetto di tutte le prescrizioni igienico-sanitarie e sarà possibile solo laddove i seminterrati siano stati legittimamente realizzati alla data di entrata in vigore della legge e laddove siano posti in edifici già serviti da tutte le urbanizzazioni primarie.
Molte riserve sono state espresse da Iolanda Nanni (M5Stelle) che ha motivato il voto contrario del suo gruppo giudicando «grave e pericolosa la deroga concessa sull’altezza minima, in contrasto con il relativo decreto ministeriale e con il conseguente rischio che la legge possa poi essere impugnata». Secondo la Nanni inoltre maggiore attenzione nella formulazione del testo doveva essere data a temi che interessano l’ambiente e la salute dei cittadini, come il gas radon, le norme igienico sanitarie e l’illuminazione. Jacopo Scandella ha annunciato il voto contrario del Partito Democratico «auspicando possibili correzioni durante la discussione in Aula. Gli obiettivi di questa legge –ha detto Scandella- dovevano essere quelli di migliorare la qualità delle abitazioni esistenti, e non puntare sul tentativo di garantire la quantità più ampia possibile di recuperi». Alle osservazioni di Scandella si è associata anche Silvia Fossati (Patto Civico) che ha espresso preoccupazione «per la mancanza di una definizione precisa e chiara del concetto tecnico di seminterrato, col rischio di legittimare una sorta di sanatoria senza regole».
Piena condivisione è stata invece espressa da Carlo Malvezzi (Lombardia Popolare), che ha sottolineato come «questa è una legge liberale che va incontro alle esigenze e alle necessità di molte famiglie, soprattutto nei territori di provincia». Un concetto ripreso anche da Giampiero Reguzzoni (Lega Nord), che ha però auspicato possibili miglioramenti in Aula soprattutto su alcune norme interpretative. Si è astenuto il presidente di Fratelli d’Italia Riccardo De Corato, che si è riservato di presentare altri suoi emendamenti migliorativi direttamente in Aula. La discussione e l’approvazione finale del progetto di legge sono state calendarizzate in Aula per la seduta di martedì 21 febbraio.
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