“Sanremo non è più quello di una volta”
E' una frase che sentiamo dire ogni anno: ma c'è da crederci quando a dirla sono persone di una stirpe che Sanremo l'ha letteralmente creato
E’ una frase che sentiamo dire praticamente ogni anno: le canzoni del festival degradano sempre più, lo spettacolo diventa sempre più televisivo. “Sanremo non è più quello di una volta” è una frase che fa quasi parte del folclore del festival.
Ma c’è da crederci quando a dirla sono persone che fanno parte di una stirpe che Sanremo l’ha letteralmente creato e alimentato, oppure gelosamente custodito, per melodie e testi.
Abbiamo provato a chiederlo (complice una conferenza stampa, che ha anticipato la loro presenza a Varese, più precisamente al Camponovo, con due eventi di grande pregio) a due “nomi” della Musica Italiana: Monica Donida, nipote del maestro Carlo Donida (che vinse come autore nel 1961 con Aldilà, ma fu, in coppia con Mogol, autore di numerosissimi brani sanremesi dell’epoca d’oro) e presidente del Premio Donida per autori emergenti, e Claudio Ricordi, pronipote di Giovanni, Tito e Giulio Ricordi, che “salvarono” la musica dal dimenticatoio realizzando il primo archivio di spartiti, poi diventato Edizioni Ricordi, musicista conduttore radiofonico e presidente della fondazione Ricordi, che si preoccupa di difendere e promuovere l’immenso archivio di famiglia.
Per entrambi, il degrado è palpabile: «Mio nonno lo diceva già negli anni 80 – spiega Monica Donida – e man mano me ne sono convinta anch’io. Ma non rinuncio ad andare, nella serata di Sabato, ogni anno, anche questo». Per Ricordi, il problema è ricordarsi una canzone in gara: «L’ultima che mi viene in mente è di Vasco Rossi».
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