Binda e l’alibi: “Ero a Pragelato, ma ricordo poco”

Processo Lidia Macchi, è il giorno del controinterrogatorio della parte civile: ruota tutto intorno all’alibi dell’uomo

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E’ il giorno del controinterrogatorio per Stefano Binda, al processo per la morte di Lidia Macchi. E ruota tutto intorno all’alibi dell’uomo, il discorso della parte civile: Binda era a Pragelato la settimana in cui Lidia Macchi morì, chi incontrò, che cosa fece? Binda risponde, ma non fa mai nomi e non cita situazioni certe. Ricorda che pattinò per la prima volta, che cadde spesso, e che scoprì una ragazza simpaticissima che a una prima analisi, invece, non le era sembrata così gradevole. Ma quando il presidente Orazio Muscato gli chiede chi sia quella donna, ancora una volta, Binda risponde: “Non ricordo”. Molte sfumature di insieme, ma nessuna situazione precisa. Nessun nome. La ricostruzione di quella vacanza di CL dove egli dice di essere stato presente, è scarna. Non vi sono documenti ufficiali; il gruppo infatti stilava delle liste scritte a mano e non disponeva di registri ufficiali.

L’avvocato Pizzi afferma che nell’agenda Smemoranda, la più completa, Binda si colloca al Sestriere (Pragelato) dall’1 al 4 gennaio, ma non scrive nulla sulla data del 5 gennaio. Come mai? Binda non ricorda, ma si difende: “Posso solo confermare che io sono tornato con gli altri, il 6 gennaio”. In un’altra agenda, tra il 4 e il 9 gennaio, mancano le pagine. Perchè?: “Non la usavo propriamente come un’agenda…”. Ci sono dei nomi: Jean, Matthew, Gianmaria, Cico. Erano quelli in camera con lui? Forse. Jean (Bacchi Mellini) e Cico (Donato Telesca) in aula si sono ricordati di Binda. Lui meno. Segnava sulle agende tutte le gite che faceva da ragazzo, e secondo Pizzi però è strano che solo a Pragelato abbia segnato il numero della camera e le persone che erano con lui.

L’imputato replica: “Se lei intende che io mi sono segnato i componenti di una camera e il numero, escludendone uno e inserendo me stesso, beh…”, il giudice lo interrompe, ma il senso è: mai avrei potuto fare una cosa del genere.

“Ma cosa si ricorda di Pragelato?” chiede il giudice. “Che era un posto più disagevole degli altri, e che feci una pattinata all’aperto. Ricordo che stavo con le persone al bar, leggendo”. Ma come si svolgevano le giornate? “Non ricordo” dice ancora. Eppure la sorella di Lidia, Stefania Macchi, c’era e ha dei ricordi precisi, che la Corte vorrebbe confrontare con quelli di Binda. “Temo che se ci si basi solo sui miei ricordi, non si possa farlo”, ribatte l’imputato. La tesi dell’accusa è nota: Binda non c’era e sta mentendo, inventando un alibi. Per la difesa invece è normale che a distanza di 31 anni una persona non ricordi nulla di quella vacanza. Forse le confonde con altre, forse non ci fu nulla di significativo. “Però altre cose del passato le ricorda bene”, chiosa l’avvocato della famiglia Macchi, Daniele Pizzi.

In chiusura dell’interrogatorio della mattina, Binda ha ribadito di essere innocente: “Sono innocente, etraneo ai fatti e non so nulla di ciò che mi viene contestato”.

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Pubblicato il 02 febbraio 2018
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