Punk, oratorio, arte e documentari. Filippo D’Angelo sbarca al Maga

Dagli albori della scena punk alle trasmissioni cult su Radio Lupo Solitario, fino alla passione per i documentari. Da domenica espone alcune opere dedicate alla Beat Generation

filippo d'angelo

Tra pochi giorni presenterà il suo ultimo documentario dedicato al Bloom di Mezzago , uno dei locali che hanno fatto la storia della musica in Italia attraverso le testimonianze di importanti musicisti. Alcuni suoi dipinti dedicati agli eroi della beat generation, invece, saranno esposti al MaGa a partire da domenica 11 febbraio (inaugurazione alle 17 con la musica di Luca Marino), nel frattempo continua a raccontare e raccontarsi su Facebook.

Lui è Filippo D’Angelo, fagnanese noto sul social blu con il nome di Filippo Kultgeneration D’Angelo, è ed è stato molte cose nella sua vita:  è stato membro fondatore dei Black Vomit (punk band ancora in attività e della quale ha fatto parte fino al 1994), è stato speaker di Radio Lupo Solitario con due trasmissioni (Bar Fly con Pierluigi Merlo e Andrea Polimadei e Kultgeneration con Roberto Della Torre), dal 2006 realizza documentari per passione, dal 2012 aggiorna il suo particolarissimo profilo Facebook e nel frattempo dipinge.

Sul suo profilo passa con grande facilità dai ricordi dell’oratorio nella Fagnano Olona degli anni ’70/’80 a riflessioni sulla musica, sull’arte e sulla società: «Unisco due mondi. Ho portato il punk in provincia e ora racconto quella provincia ancora lontana dalle mode e dai lustrini della città. Mi piace raccontare l’oratorio perchè è l’ambiente dal quale vengo e al quale ho anche dedicato un documentario (lo trovate qui). Poi la mia curiosità mi ha spinto ad innamorarmi della musica che è diventato il veicolo che mi ha portato fuori dal paese».

Le prime sortite al bar Tabacchi di via Larga numero 8 (locale storico della scena alternativa milanese negli anni ’90) diventeranno anche queste un documentario che racconta delle band che passarono di lì e di quella scena musicale alternativa che passava dal punk al rock, fino alla new wave (qui il trailer ): «Quel luogo era l’approdo per chi, come me, veniva dalla provincia e il fatto che a gestirlo fossero persone di provincia facilitava questo legame – racconta ancora Filippo – di lì sono passati i Bluvertigo, gli Afterhours e altri artisti: tutta gente che ha fatto molta strada».

Facebook rischia di fagocitare tutto e di crearci una realtà parallela, una sorta di bolla che distorce la vita reale, per questo Filippo sa che è importante ricordare e spesso lo fa da un piccolo particolare che sia una foto o un odore, un luogo o una canzone:«Uso facebook come un vero diario. Nei miei post unisco varie forme d’arte per raccontare i ricordi su un mezzo del presente. Un buon modo per fare una sorta di amarcord senza nostalgie. Davvero rischiamo di dimenticare tutto e per questo dobbiamo salvare anche i dettagli che mi servono per descrivere una scena che diventa poi ilracconto di uno spaccato di vita, con la consapevolezza che non si può essere la stessa persona per tutta la vita».

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 05 febbraio 2018
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