Le Pterocarie dell’Isolino Virginia

Sul lago di Varese, in territorio di Biandronno, si erge un triangolo di suggestiva bellezza, l’Isola Virginia, unica isola dello specchio lacuale varesino

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Sul lago di Varese, in territorio di Biandronno, si erge un triangolo di suggestiva bellezza, l’Isola Virginia, unica isola dello specchio lacuale varesino. Ricerche compiute attorno al 1860 dall’abate Stoppani rivelarono sull’isola tracce inequivocabili di presenze umane risalenti alla preistoria. Poco alla volta , grazie a ripetute campagne di scavo, venne alla luce uno dei più importanti insediamenti palafitticoli della preistoria (3500 a.c.). I Ponti, proprietari dal 1878, procedettero a un riordino dell’isola infoltendo la vegetazione con pioppi, pini neri, frassini, abeti, e costruendo un edificio che oggi è la sede del Museo Ponti.

Speciale Giardinaggio

Tranne la zona di attracco per le barche e il ristorante l’intera isola è ricoperta da una fitta vegetazione. Gli animali si riparano tra i lunghi rami degli enormi salici che ornano le rive o tra i densi canneti e le distese di fior di loto e ninfee d’acqua.

Sicuramente l’ambiente naturale dominato da alte conifere e compatte latifoglie è ben diverso da quello in cui vissero gli abitanti delle palafitte: il paesaggio, inciso da interventi antropici di varia natura, è mutato profondamente ma conserva un grande fascino.

Il carpino bianco, introdotto nell’800, la fa da padrone all’interno dell’isola con il suo novellame, la chioma leggera, l’altezza contenuta, cavità e marciumi che offrono riparo alla fauna selvatica. In prossimità delle rive spicca l’ontano nero che argina con le sue radici l’erosione delle acque, particolarmente intensa nella sponda di levante dove più forti battono le correnti. Il legno dell’ontano, per la sua durezza e resistenza agli agenti di putrefazione,servì, in tempi remoti, a costruire le palafitte. Persino Venezia fu in parte edificata su palificazione di ontano nero della Dalmazia.

Notevole è anche la presenza di salici piangenti, di pioppi ibridi inclinati verso le acque e la luce, di farnie colossali risalenti alla fine dell’800. I gusti dei diversi proprietari hanno poi influenzato la restante vegetazione arborea e arbustiva rendendo l’isolino un gioiello della botanica.

Sul lato più selvaggio dell’isola è invece presente un inusuale insediamento di una non comune, eppure bellissima, latifoglia, la Pterocarya fraxinifolia spach.

Questa Juglandacea, introdotta in Europa dal Caucaso nel 1782, ha trovato sull’isolino un eccellente habitat grazie al terreno umido e alle calde estati del lago tanto da riprodursi spontaneamente e divenire così invadente da richiedere lo sfalcio periodico delle giovani plantule e dei polloni.

La pterocaria trova oggi impiego per la sua singolare bellezza, per la frugalità e la resistenza alle malattie. Come si dice il nome della specie, la foglia, composta da numerose foglioline in numero dispari, ricalca quella del frassino. Degno di nota è il tronco, di colore grigio lucente, percorso da profondi solchi che si intersecano con motivi a losanghe, formando una specie di retinatura che sembra intagliata nella corteccia. La stagione più decorativa è sicuramente l’estate quando compaiono le lunghe collane di frutti penduli, una peculiarità di questa pianta tipica delle città nord-americane. Sull’isola Virginia si trovano esemplari di dimensioni notevoli con diametro fino a tre metri e altezza di venti metri.

La maggior parte dei soggetti presentava tuttavia gravi problemi con branche deperite e parti intristite. Molti esemplari erano morti a causa di anni di trascuratezza. I climbers della Fito-Consult si arrampicarono durante i mesi invernali su pterocarie e altre specie sofferenti per rimuovere situazioni di pericolo, eliminare soggetti deperiti e contenere la vegetazione. Un’opera complessa dato che lavorare su una piccola isola presenta difficoltà logistiche aggiuntive: anche lo smaltimento delle ramaglie diventa un’operazione lunga e faticosa. La fittezza della vegetazione consentì ai nostri climbers di operare in quota sfruttando punti di ancoraggio singoli per operare e muoversi velocemente anche su più alberi. Purtroppo fu necessario procedere all’eliminazione di alcuni soggetti imponenti ma minati nella loro stabilità. Rimane importante per il benessere e l’equilibrio botanico di questa piccola isola che gli interventi di riqualificazione vegetativa si integrino in un serio e duraturo programma di manutenzione e conservazione delle specie viventi sull’isola

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Pubblicato il 23 Aprile 2018
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